Camminando per Milano… riflessioni di un legnanese adottivo

Di Aleks Vulaj

Una sera, camminando per Milano, ho visto la bandiera del mio Paese tra quelle esposte in rappresentanza dell’Expo 2015. Ho provato una grande gioia, gioia che si è però tramutata in tristezza quando nel piazzale di stazione Centrale mi sono imbattuto in numerosi senzatetto e persone disperate bisognose di aiuto.

Di seguito vi propongo le mie riflessioni come legnanese adottivo sulla mia serata nella città della Madonnina.

Mi è capitato una di queste sere, dopo alcuni anni che non ci vado di notte, di trovarmi per le vie di Milano per accompagnare un parente alla stazione Centrale.

Vista da uno “straniero” come me, Milano è sempre bella anche di notte e ovviamente la sento come la mia città, anche se abito a Legnano. Dopo aver attraversato le vie del centro dal Castello Sforzesco verso il Duomo, a un certo punto vedo anche la nostra bandiera in fila con le altre per l’Expo 2015: anche l’Albania si appresta a partecipare all’esposizione mondiale. Ho provato una  grande gioia a trovare la mia bandiera a Milano in fila con le altre bandiere del mondo. Dopo di che ho fatto la foto e proseguito per piazza Duomo, sempre fonte di serenità per me per le sue bellezze artistiche.

Fati questi giri in tarda sera mi trovo in stazione centrale, che non vedevo un paio d’anni. Anche se sono cambiate  le strutture  esterne (molto belle e confortevoli), la situazione di degrado è pessima e non piace a nessuno. Il primo incontro è con dei senzatetto che si preparano per la nottata con le loro coperte, le stesse scene che vedevo anche quando abitavo a Roma. Al di là che una persona sia sensibile o meno a questi episodi, o che sia credente o meno, secondo me queste sono situazioni che ci fanno interrogare dal di dentro tanto da non poter girare la testa come niente fosse. Prendo un’altra via, entrando in una pizzeria-kebab; qui  mangio una margherita e scambio due parole con il titolare (che viene dal Bangladesh) sulla situazione a Milano e sul lavoro. Esco quindi per riavviarmi in stazione. Mi avvicino alla piazza prendendo un caffè da Mc Donald’s e, visto che ci sono anche i tavoli, mi siedo fuori per prendere una boccata d’aria mentre aspetto il treno. Qui si avvicina un signore sui 60 anni che mi chiede di offrigli un panino, e gentilmente gli offro il menù che sceglie e di cui aveva bisogno in quel momento. Ma non è finita qui la serata!

Entrando nella stazione vediamo un giovane sdraiato sul pavimento che si muove di qua e di là in tutte le direzioni. Ho capito che stava male, ma non il motivo. Vicino a lui c’erano le forze dell’ordine che cercavano di capire e fare qualcosa e dei connazionali che parlavano nella sua lingua. Purtroppo non ho potuto fermarmi più a lungo per paura di perdere il treno. Prima della partenza arriva ancora un’altra signora un po’ “allegra” che mi allunga il suo bicchiere per darle una moneta.
Già girando per queste vie e incontrando queste persone non solo ti viene il timore che possa succedere qualcosa da un momento all’altro, ma anche l’angoscia, l’insicurezza di camminare tranquilli per la città. Mi vengono spontanee tante domande, alle quali non riesco a dare risposte in questo momento…
Dov’è il Governo? Dove sono le associazioni di volontariato? Perché si fa  poco o niente per queste persone? Si può e cosa si può fare per loro perché almeno si sentano meno soli? Ho l’impressione che se ne parli troppo o a volte non se ne parli per niente e si faccia ancora meno.

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