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Oltre la piramide

La piramide c’è ancora. E’ lì che passa gli ultimi giorni dell’agonia tra i rumori del traffico e l’indifferenza della gente. Vista dall’alto delle due torri sembra un’aquila spennata, perché qualche genio “democratico” aveva pensato di cambiare le penne vecchie con delle nuove; sostituire il marmo pregiato con delle mattonelle di ceramica.Perché la ceramica è più lucida, perciò più consona alla facciata della nuova politica, che per dirla con le parole di Sergio Leone, “luccica come la porta di un bordello”. Hanno fermato i lavori dopo aver portato via il marmo. Chissà dov’è andato a finire. Chissà quale abitazione si vestirà da piramide. Hanno affidato le chiavi al ladro o, come si dice al Nord, “hanno appeso i fegati al collo del lupo, per conservarli”.

Lei sa che è sopravvissuta per caso finora; il nuovo faraone non ha potuto costruirne ancora una sua “perché gli hanno chiesto troppo”. Eppure sembrava avesse abbastanza soldi, giacché “l’Albania è il secondo paese al mondo per sviluppo”. Ma forse si è reso conto di averli finiti, come succede con i nuovi ricchi che sperperano i soldi nei night, tra luci e lucciole, e poi se la prendano con il mondo che è troppo caro.

Quando avevo avuto notizia della decisione di abbatterla mi era sembrato alquanto strano ma poi ho capito che non poteva succedere diversamente. In fin dei conti siamo gli stessi che abbiamo tagliato intere piantagioni di alberi da frutta perché erano “alberi comunisti”. Perché noi non ci pentiamo del male fatto ma del lavoro fatto. E siamo ancora qua a cancellare ogni impronta della nostra esistenza, negando ciò che siamo stati. Ci sentiamo grandi e sfidiamo il Pollicino: vogliamo tornare a casa dopo avere cancellato ogni traccia. Meno male che ci sono gli altri a raccontarci chi siamo.

Come se non fossimo stati noi a fare ciò. Ci dimentichiamo che siamo anche peggio; riusciamo a costruire due dittature in fila, senza nemmeno fare una pausa. Abbiamo fatto solo un passo indietro: dal totalitarismo all’autoritarismo. Perché gli ultimi non ci chiedono partecipazione ma si accontentano della semplice obbedienza.

Non lo facciamo per essere unici; l’unicità è solo conseguenza. Noi non abbiamo coraggio. Combattiamo il potere morto e raccontiamo quello vivo. Inoltre a quest’ultimo diamo anche qualche piccola carezza e aspettiamo che tornino moltiplicate. Tornano, ma il potere ha la mano pesante e non ha il senso della misura. Sono bastonate e …qualche morto. Noi deleghiamo al potere il nostro peggio e ci attendiamo che quello si mischi con qualcosa di divino, convertendosi in qualcosa di decente. Alla fine non ci rimane che pregare quel poco di divino che avevamo immaginato.

L’errore è tutto nostro – mi dice un amico – gli abbiamo perdonato il ’97 perché si pensava fosse frutto dell’inesperienza politica. Ma non impara mai , è sempre lo stesso“. Rido. Un analisi nietzschiana su “l’eterno ritorno” mi sembra sprecata. Meglio accontentarsi del nostro vecchio detto, dimenticato nel momento sbagliato: “Il cane vecchio non può essere addestrato“.

La piramide racconta al meglio il percorso del potere comunista. Era partito alla grande con l’internazionalismo proletario, rappresentato dalla stella rossa che non c’è più. Il primo progetto fallì e si ridusse al nazionalismo, materializzato nella forma dell’aquila. Oramai dovrebbe essere ovvio che i nazionalismi servono come ultimo scoglio per aggrapparsi e stare al potere. E quella che mostra la piramide se vista del basso è il potere.

A noi piacciono altre piramidi, quelle finanziarie. Le prossime saranno quelle dell’istruzione: università che non si sa se ci saranno domani, e titoli di studi di validità dubbia. O forse ci piacciono di più i poteri stranieri, perché la Casa del Fascio (la sede dell’Università di Tirana) ridacchia della ridicola scena; ha visto nascere e morire un simbolo di potere, questa volta albanese. E dimentichiamo che anche gli altri si sono fati male da soli prima di avere trovato la via giusta. Ma segnano il percorso della ricerca. “Qui ci sono già stato” o “qui so cosa trovo”.

universiteti upt

* * *

Un mio amico, perseguitato duramente dal regime precedente, ha gettato la spugna e mi fa un discorso che suona più o meno così: “quelli avevano costruito uno Stato per potere combinare di tutto, questi combinano di tutto ma non riescono a costruire uno Stato”. Infatti in quanto Stato i primi battono di gran lunga i secondi. Lo Stato e stato rovinato con la scusa di abbattere la dittatura. E non si capisce se alla base di questa incomprensione ci sia ignoranza o intenzione.

Se li pensassi più intelligenti, mi sarei convinto che questo modo di governare nasconda una strategia: quella di sentire nostalgia del sistema passato. Infatti se non avessi visto i resti dei corpi con i miei occhi, nemmeno i morti del regime passato sembrano veri, quando ti accorgi che vengono usati per un pugno di voti o come motivo per causare altri morti. I perseguitati sono tornati in scena. Quello che non è riuscito a fare l’opposizione con migliaia di uomini e quattro morti l’ha realizzato un ex perseguitato che si è messo a picchiare i parlamentari della maggioranza. Ha un senso, perche lui non cercava il potere ma voleva solo vivere. Ora gli schieramenti politici fanno la gara, promettendo aiuti e riconoscimenti ai perseguitati. Dopo vent’anni.

Abbiamo sbagliato” – mi dice un ragazzo che ho incontro casualmente in un bar. “Tutti noi dovevamo chiedere scusa e risarcirli, per potere guardare avanti”. Non posso dargli torto ma come popolo un passo l’avevamo fatto: abbiamo mandato al potere il comunista più sfegatato per poterlo fare meglio. Ma lui, nonostante non fosse un genio, riuscì a manipolare i perseguitati per mantenere il proprio potere. E ora si rivolge all’opposizione: “non avete chiesto scusa”. E quella scusa non arriva mai perché sono rimasti vittime di un ragionamento perverso. Nessuno fa niente per loro perché chi è al potere è sicuro che lo voteranno lo stesso, chi è all’opposizione pensa: “tanto non mi voteranno mai”. Nulla è cambiato. O forse sì: il contadino che si faceva quattro ore a piedi per denunciare il vicino, ora è diventato cittadino e lo fa per il nuovo potere. Questa volta le lodi non sono sufficienti; non si fa più gratis.

* * *

Accanto al nostro tavolo è seduto un uomo sui cinquanta. Ha davanti una cartella piena di scartoffie e alza la voce mentre conversa col suo amico, per fare sapere a tutti che sarà un uomo ricco. Sta trattando con l’amministrazione il riconoscimento di un pezzo di terra che era di suo zio. Tutti si alzano alla mattina presto per accaparrare qualcosa da questo paese, parenti e presunti tali. Ma pochi ci riescono perché la questione della proprietà è lasciata apposta irrisolta. Così ci riescono solamente quelli che i soldi ce gli hanno già. “Solo coloro che hanno qualche legame con la famiglia lassù. Se ti appoggiano loro puoi avere anche ciò che non era tuo. Bisogna fare lobbying al Nord”. Chiaramente, non è il Nord geografico.

publicitet sanitaIn Albania è più triste vedere questi comportamenti perché essendo piccola, ti rendi conto subito che quel pezzo che si prende qualcuno viene a mancare all’altro. E non solo. Manca del tutto la giustizia sociale che garantisce un po’ di dignità anche agli ultimi. “Ma quale giustizia sociale? Per fare ciò bisogna prima avere uno Stato”, mi dicono. Infatti loro pensano che lo Stato sia solo la sede dei ministeri e qualche nuovo ricco che guadagna con l’edilizia. Ciò che era pubblico è morto. Il servizio sanitario è ancora gratuito ma funziona come funzionava il sistema comunista degli ultimi anni: “tu facevi finta di lavorare e loro facevano finta di pagare”. Ma ora ci sono le cliniche private che sono nate come funghi. Ma accedervi è un lusso di pochi. Così come l’istruzione: “non ho mica studiato ai tempi della democrazia io”.

Siamo ancora qui che ci vantiamo con i musicisti , pittori e coreografi del sistema precedente. E la maggior parte se ne andata, come tutti noi, con la speranza di ritornare. “Manca sempre qualcosa… qualcosa che impedisce questo ritorno”. Si sa cosa manca. Mancano i posti di lavoro. Quei soldi che abbiamo mandato giù non sono serviti a ciò che dovevano servire. Gli Investimenti. In questi anni l’Albania ha funzionato come un formicaio impazzito dove le operaie vanno all’esterno per raccogliere le riserve e gli altri ingrassano. E qualcuna dopo avere mangiato abbastanza fa la strada inversa: porta all’esterno ciò che eccede e lo nasconde.

E la giustizia getta la sua rete in acque sempre più basse, per prendere dei pesci più piccoli del solito. Ultimamente vi si era impigliato un grosso tonno di razza. Hanno faticato per gettarlo fuori per non danneggiare la rete fragile.
Il dialogo diventa interessante:
“Ma perché non avete preso il tonno?”
“Quale tonno, non c’era un tonno”
“Ma l’abbiamo visto tutti”
” No, nooo vi e sembrato”

Non c’è più spazio nemmeno per la poesia. Perché si è ingrassata. Qualche poeta, stanco degli umani ha chiesto rifugio a Dio. Qualcun altro, vittima dell’operazione “liberi di andare” si tormenta nei paesi stranieri. E qualcuno se ne va, in silenzio. Come fu con Ndoc Gjetja, che prima di lasciare questa vita aveva dedicato i suoi versi al potente di turno:
Al numero uno
Nell’ordine infinito dei numeri interi
matematicamente sei il più piccolo
ma d’un tratto diventasti grande
grazie agli zeri che ti seguono”

Un giorno i poeti torneranno ma per ora siamo fermi; stiamo perfezionando quello che Fatos Harapi chiama “l’arte magnifica della perdita”.

* * *

kryeministriLe palme davanti alla sede del governo hanno dei rami troppo malaticci per potere portare il peso di un impiccato. Ma l’atmosfera rimane sempre quella dei tempi che furono. Un uomo della sorveglianza scatta fuori non appena vede che mi sono fermato per scattare una foto. Mi ero dimenticato che oramai quella è una proprietà privata. E fredda come i pezzettini del Bllok che si intravedevano dietro i soldati della guardia negli anni 80.

Torno indietro. La piramide tace. Forse è distratta dai passi dell’anima del faraone, che gira su e giù e si ferma là dove una volta c’era il trono, facendo dei discorsi alquanto bizzarri: “Ignoranti! Forse voi non lo sapete ma avevo previsto l’arrivo di questi tempi. Anch’ io avevo avuto delle tentazioni democratiche, ma dopo tanti crimini mi avreste chiesto il conto. Però ho cercato di spianarvi la strada verso la democrazia. Negli ultimi anni avevo ucciso tutti coloro che potevano essere d’intralcio. Tutti i miei compagni di guerra e di potere. Insieme avevamo iniziato quell’avventura, insieme dovevamo andare. Naturalmente io per ultimo. Ero vecchio e poco lucido e qualcuno è sfuggito alle mie purghe perché si era nascosto bene. E voi cosa avete fatto? Siete andati a scovare e scegliere proprio quello”.

* * *

Davanti al Palazzo della Cultura c’è una piccola aiuola. Un drappello di donne armate di zappe la sta mettendo apposto. Sono delle contadine che hanno realizzato il proprio sogno: vivere a Tirana e lavorare addirittura in pieno centro, molto vicino al potere. Non c’è nemmeno un uomo. So dove sono: seduti attorno al tavolo di uno dei tanti bar a parlare di alta politica o di affari che non vanno mai in porto. Sono impegnati in una lotta donchisciottesca di riempire di significato il nulla che li circonda.

donne lavoro“Ora che ho trovato un lavoro per la moglie sono sereno”, mi dice un eterno e altrettanto volontario disoccupato. Un altro, che ha avuto modo di riflettere, ragiona così: “Siamo scesi in città portandoci dietro tutti i vizi. E per distinguerci dì più abbiamo fatto nostri anche quelli che non avevamo ereditato”.

Per adeguarsi al potere macho. Perché noi siamo duri, tradizionalisti, di morale sana e orgogliosi. Ci fa comodo dimenticare che l’orgoglio l’abbiamo smarrito tra i marciapiedi dell’Europa, sotto i passi sofferenti delle donne obbligate alla prostituzione. Chi allora era al potere non disse mai niente. Forse non poteva controllare ma perlomeno dissentire, dire che “i vostri soldi non li vogliamo”. Ma i soldi facevano comodo per costruire il nuovo potere. Meno male che non abbiamo avuto la fantasia italiana per scrivere sulla costituzione che “Siamo una Repubblica fondata su… qualcosa…”. E chi al potere si trova ancora, alza la voce minacciosa se qualcuno gli tocca la famiglia, anche a parole. Non è riuscito a fare sua una logica assai semplice: cercare di proteggere tutti per proteggere anche la sua famiglia.

Ma ora stiamo recuperando quell’orgoglio perduto: abbiamo tirato fuori i bastoni, e siamo pronti alla guerra contro gli omosessuali che hanno osato immaginare una manifestazione in difesa dei loro diritti.

* * *

Una nuova anima si avvicina a quella del faraone. E’ una vittima delle nuove purghe. I passi sono timidi… non si sa mai. “Ingrati! – tuona la voce ferma del faraone – vi avevo mandati nel mondo poveri ma orgogliosi e avete perso l’orgoglio per arricchire qualcuno”. “Dovresti fare due passi fuori – consiglia l’anima nuova – dicono che la colpa è tua. E’ stata la povertà a farci perdere la dignità e quindi l’orgoglio”.

* * *

“Lui è malato“, mi dice un conoscente a voce bassa perché lavora nell’amministrazione pubblica. “Malato? Che cos’ha?”, rispondo incuriosito. “E’ malato qui”, dice, mettendo l’indice vicino alla tempia. “Non hai sentito i discorsi che fa ultimamente? Siamo sempre i primi, abbiamo sorpassato tutti, nella qualità della vita, sanità, istruzione. Ci pensa scemi e noi lo pensiamo altrettanto così, e viviamo tutti in questa demenza generale”. “Ma gli altri che gli sono vicini?” “Qualcuno lo sta abbandonando, gli altri restano lì per approfittare di questa situazione fino alla fine”. Di nuovo il pensiero mi porta negli anni 80: “Lui è impazzito, fa la linguaccia ai soldati di guardia”, dicevano. Guardando qualche video su youtube si ha la conferma. Ma sono dell’ultimo anno della sua vita. Un anno su quaranta si può anche capire. Ma diversi anni su venti, è un po’ troppo da digerire.

Tante cose somigliano ad allora…

matteo giordanoNel convegno sui 20 anni dell’immigrazione albanese discutono italiani e albanesi. Tutti coloro che rappresentano enti e istituzioni dicono qualcosa di concreto. Quello che hanno fatto e i progetti futuri. Batte tutti Matteo Giordano, capo Gabinetto dell’assessore regionale alle Politiche sociali della Toscana perché si sente forte e ha ragione. La regione Toscana ha fatto molto di più per gli immigrati che le loro patrie, andando persino contro le leggi nazionali. Ma poi prende la parola un funzionario del ministero degli Esteri albanese, che tratta i problemi della diaspora. Erano anni che non sentivo discorsi simili. Una capacità che avevano i funzionari del partito di allora: parlare senza dire nulla. E capisco che per lo Stato non siamo null’altro che personaggi di un romanzo di Nasho Jorgaqi, “La migrazione dei cucù”.

La piramide sta crollando. Forse avrebbe voluto raccontarci qualcosa, ma ha desistito. Ha visto il sangue degli ultimi morti, e ha imparato che con loro non si può trattare. Osserva i nuovi ricchi che grattano la pancia per tirare fuori la ragione, è s’ammala sempre di più.

Anche guardando oltre lo scenario non è migliore; t’accorgi di quel sogno democratico finito in coma postcomunista. Perché noi viviamo nel paradosso anche dopo averlo scoperto. Da noi, le dittature muoiono di vecchiaia. Forse si pensa che il paese sia troppo piccolo per le grandi idee, allora si affannano a diventare grandi senza averne una. Ma quando passano la frontiera sembrano dei ladri di polli; più o meno quelli che sono.

“Hai sentito, forse verrà invitato a Washington. Può darsi che a loro piaccia”. Se dovesse succedere , lo faranno per ammonirlo: “la prossima volta, basta rubare i voti”. Gli si paga il viaggio per ricevere le critiche, ma poco importa. Meglio essere criticato che non considerato. Tanto non si saprà mai quello che gli hanno detto. E la sconfitta diventa vittoria. Storie di provincialismo acuto.

Un gruppo di anziani sta giocano a domino in un angolo del marciapiede. Forse uno di loro ha perso, perché alza la voce mentre pronuncia una frase che conoscevo già: “Una grande casa può permettersi di mantenere un mentecatto, purchè non ne sia il padrone”.

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Manfred Bushi

Manfred Bushi

Manfred Bushi è uno dei fondatori di Albania News. Responsabile della Redazione Emilia Romagna di Albania News
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6 commenti

  1. Olti Buzi Rispondi

    La piramide c’è ancora. E’ lì che passa gli ultimi giorni dell’agonia tra i rumori del traffico e l’indifferenza della gente.

    Manfred Bushii ci offre una chiave di lettura per meglio comprendere finalità e obiettivi della politica albanese. Ma anche gli aspetti etici, economici e sociali che rappresentano la società albanese odierna.

    1. Leon Mirakaj Rispondi

      sa nostalgjik ky djal! ta keput shpirtin ne paralelizma qe.. doemos AI..i keqii largqofti..behet i mire se..ja..ca te besh..KY tjetri..lugati e ka fajin… boll u lodhe o cun.. je restaurusi i par i moshes tende.. bjeri kokes te tashmes .. po te lutem..lere menjan( mos e levdo e mburr) te shkuaren..amman te keqen

    2. Blenti Shehaj Rispondi

      Ndoshta sepse krahasimet behen mes te barabarteve. Se ndryshe i bie qe mamuthet e se tashmes ti krahasoje me mua apo me ty e jo me mamuthet e se shkuares.

    3. Leon Mirakaj Rispondi

      kur piloton ,sic ka be ky djali, mamuthi i vjeter( per 100 arsye,) del me i mire se i riu.. kjo nuk eshte e ndershme.. e mbi te gjitha..nuk eshte aspak e vertet.. ..djali shkruan se,: ” kishte shtet ateher…..” shtet? ku? parlament..i zgjellur lirisht? qeveri? avokat mbrojtes ne gjyqe kriminale! ushtri me komisar! polici qe fut friken e s’te ngjall siguri..byro politike mbi kushtetuten.. persekutime e vrasje pa fund.. ku ishte shteti? anje qeliz e asaj diktature nuk prodhonte shtet.. apo ” te varfer po.. krenar…krenar? perse? eshum e shum te tjera.. tani shtet kemi.. ibret.. me te gjitha qelbezimet qe na la trashkimi I ADHURUARI i djalit po.. i zgjedhur, prezantues per pozeit e opozit.. funksionon keq? natyrisht..bile shum me keq nga c’shkruan djali po.. krahasim me MERHUMIN..AHHH ATE JO..KRAHASIMI PO..BEHET ME MUA E TY..ME C’NA RRETHON( SHTETE E QEVERI) E e aty..ka me mira e me mijara fjal per te zhpenezuar se sa mir mund te ishmi e, s’jemi…mik

    4. Blenti Shehaj Rispondi

      Nderkohe une mendoj se dikur shtet kishte …e cfare shteti biles: i frikshem ne ekstrem, absurd ne maksimum, jo demokatik deri ne kufijte e fantazise, i pameshirshem etc etc.por koha ishte tjeter dhe ne ate periudhe nuk ishim te vetmit ne bote qe vuanim edhe pse vuanim shume me teper se te tjeret. Por sot nuk ka justifikim per kete lloj shteti koreano verior qe na propozohet (nuk justifikoj as ate te djeshmin sidoqofte ne asnje pike). Ky i sotmi eshte teresisht jashte kohes se tij. Shume me teper se i djeshmi.

    5. Leon Mirakaj Rispondi

      Blenti Shehaj do doja te debatoja me ty.. me gjat po..shoh qe. jemi larg ne ato qe mendojm ..shum larg..nuk di a e ke jetuar ndopak ate koh.. ..shteti miku im,, ka disa element qe e shquajn si te till.. nuk po ti ri numeroj po..mjaft te rilexosh ate qe vet ke shkruar si pergjigje e.. do gjesh( duke i hequr edhe dramaticitetine fjaleve,”kufijt e fantazis,i pameshirshem,absurd..etj etj”) pergjigjen time..p.s..nuk kam arsye ,e ndergjegja ma ndalon te justifikoj cilindo veprim te lig qe i behet kombit,atdheut e bashkequtetarve te mij..ndaj nuk po justifikoja kerkend.. mendoj..e eshte “lufta ime” qe diktatura komuniste qe na shkaterroj, te mos zer vend e shtresezuar ne mendjen e djemeve te rij..cilado te jet prejardhja familjare e tyrre.. ne fund te fundit.. duhet te perballemi me ndergjegjen ton e jo me ato c’ka na kan then..nuk ishim mir kur ishm keq..

    6. Blenti Shehaj Rispondi

      Leon Mirakaj pa merak ….diskutojme miqesisht dhe deri ne piken qe na pelqen. Kohen e dikurshme e kam jetuar dhe e kam luftuar( kur ishte momenti per ta luftuar) ne vitet 90, me tere forcen time. Kush me njeh e di kete aspekt nga jeta ime personale. Nderkohe qe po te shkruaja me kapi syri edhe kete fraze nga teksti per te cilin po bejme muhabet:
      “Un mio amico, perseguitato duramente dal regime precedente, ha gettato la spugna e mi fa un discorso che suona più o meno così: “quelli avevano costruito uno Stato per potere combinare di tutto, questi combinano di tutto ma non riescono a costruire uno Stato”

    7. Leon Mirakaj Rispondi

      Blenti Shehaj …nje nga frazat e shumta qe mendoj si ” ngacmuese’ .kam ca njohje me shum ne ate ambjent e( edhe pse nuk perjashtoj mundesin e nje thenje te till nga ndonje individ qe i ka ardh shpirti ne maj te hundes) nuk e kam degjuar kurr nga goja e te persekutuarve te atij rregjimi( bile edhe te atyre qe ishin”viktima te zjarrit mik”) te thon qe, kishte shtet ne komunizem.. parti qe drejtonte nje vend po, shtet..ne asnje grahm te atij 45…jo.!!!..

    8. Juljan Mucaj Rispondi

      Leon Mirakaj me falni qe nderhyj…por nje regjim politik pa balancimin e fuqive eshte gjithmone i gabuar….por aspekti qe donte te vinte ne dukje personi qe ka shkruar kete artikull eshte rendesia dhe mungesa e rendesise se popullit ne kete mes…nje republike e cfaredo lloj tipi te jete bazohet mbi popullin dhe ne shqiptaret historikisht jemi nje popull i veshtire…dhe ne te njejten kohe i lehte per tu sunduar me menyra pseudo te dhunshme…kjo duhet t’ju beje te mendoni…

  2. draculino Rispondi

    Buongiorno,
    Rispetto a tanti obrobri che sono sorti negli ultimi anni a Tirana, frutto della speculazione finanziata come in tutta l’Albania dai clan mafiosi arrichitisi con lo sfruttamento della prostituzione in Italia ed il traffico internazionale di droga, ritengo che la Piramide di Enver Hoxha faccia ancora la sua onesta parte. Potrebbe essere utilizzata a fini ludici, culturali o sportivi, fungendo da richiamo per tutta la città. Rama dove sei?
    Sergio Bagnoli

  3. sera Rispondi

    Cari amministratori quante volte ancora questo “debil draculino” può scrivere quello che vuole?Capisco essere democratici ma questo è malato di mente !

  4. DRACULINO Rispondi

    Buongiorno,
    Ma come mai voi albanesi perdete il vostro tempo ad insultare e non siete disposti ad aprire un dibattito e a discutere seriamente, come fanno le persone civili? Per voi mettere in discussione qualcosa di vostro, mettere in luce le bruttezze del vostro carattere o della vostra indole e della vostra terra equivale ad un delitto di lesa maestà. Tutto ciò è assurdo. Sembrate proprio solamente la brutta copia degli italiani!
    DRACULINO

  5. Giovanni Bottari Rispondi

    Distruggere i simboli aiuta a dimenticare….. per poi essere pronti a rifare gli stessi sbagli.

    Proteggere PIRAMIDEN-BUNKERAT non è solo un opzione, è semplicemente un DOVERE. Nessuna nostalgia del passato ma semplicemente coscienza di quel che è stato.

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