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Cosa ha portato il 14 gennaio per il Kosovo

L'opinione pubblica del Kosovo dibatte ancora in questi giorni sulle manifestazioni organizzate lo scorso 14 gennaio dal movimento di opposizione Vetevendosje (Autodeterminazione), ai valichi di frontiera con la Serbia, Merdare e Dheu Bardhe, sfociate in scontri violenti con la polizia e dove decine di poliziotti e manifestanti sono rimasti feriti.
Televizione, radio, giornali e  blog  non fanno altro che parlare delle conseguenze politiche della manifestazione, organizzata lo scorso 14 gennaio. Una discussione che coinvolge anche cancellerie le diplomatiche.  Molti sostengono che il movimenti Vetvendosja di Albin Kurti, abbia sbagliato il modo per denunciare la mancata imposizione di misure di reciprocità con la Serbia, generando soltanto violenza ed anarchia, altri invece parlano di repressione violenta  di una manifestazione pacifica, da parte del governo kosovaro.

Addirittura il dibattito si è allargato. Si cercano  delle definizioni, o meglio si fa una vera e propria gara nell'individuare chi delle parti si è mostrato più patriota e chi meno. In poche parole, il 14 gennaio non ha fatto altro che polarizzare ancora di più la vita politica kosovara, ha diviso in due il popolo kosovaro e ha spostato l'attenzione dei  kosovari e quella internazionale dal nord al sud.

Il movimento Vetevendosje metterà con tutta probabilità in atto una seconda protesta, annunciata per il prossimo 22 gennaio, e tutti, inclusi gli attori internazionali presenti in Kosovo, hanno focalizzato la loro attenzione su questo evento, su cosa succederà alla prossima manifestazione di Vetevendosja. Si sono dimenticate le barricate al nord,e tutti gli altri problemi che sono sicuramente più importanti anche della stessa legge della reciprocità.  Si dimentica che da l'altra parte chi ne approfitta di questa situazione è sicuramente la Serbia del presidente Tadic, il quale in questi giorni sta mettendo in atto alcuni punti del suo progetto sulla divisione del Kosovo.

Glauk Konjufca e Albin Kurti
Il presidente serbo ha proposto quattro punti fondamentali con i quali mira a modificare Piano Ahtisaari introducendone nuove clausole. Secondo Tadic, bisogna prendere in considerazione un altro tipo di soluzione per il Kosovo. La soluzione, secondo il presidente serbo, deve rispondere a quattro punti fondamentali: una soluzione per i monasteri serbi e per l’amministrazione dei loro complessi, maggiori garanzie per i serbi che vivono nelle enclavi, la regolamentazione delle proprietà immobiliari della popolazione serba e dello stato, e una soluzione ad hoc per il Kosovo settentrionale.

Le proposte di Tadic,come fanno sapere i media, hanno trovato il sostegno della Gran Bretagna e nessuno può dire che più avanti, queste proposte non troveranno il sostegno di altri paesi del Unione Europea. Nel fra tempo però, il movimento Vetvendosja pensa a fermare i camion provenienti dalla Serbia, mentre il governo del premier kosovaro Thaci e impegnata nell'attribuzione dei titoli di patriottismo.
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Marion Gajda

Laureato in Scienze Politiche ed istituzioni europee presso l'Universita degli studi di Parma. Collabora con il giornale "Ponte di Mezzo". Ha pubblicato diversi articoli con delle testate giornalistiche nazionali albanesi. Collabora con le riviste scientifiche Trendet, Rruzull.

Sito web: www.facebook.com/marion.gajda Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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