Lo dimostra il fatto che nell’Unione Europea svolgere un’attività al di sotto delle proprie qualifiche riguarda il 34% degli immigrati contro il 19% degli europei. Un vero e proprio spreco di intelligenze e di capacità professionali che ha soprattutto due ragioni.
La prima rappresentata dalla diffidenza di molti datori di lavoro riguardo alla qualità dei titoli di studio acquisiti dagli stranieri nei loro paesi di origine. La seconda, ma non meno importante, rappresentata da una scarsa padronanza della lingua del paese di accoglienza e l’incertezza degli interessati sul proprio futuro che in molti casi si risolve nell’accettazione di un lavoro qualsiasi.
Un fenomeno che secondo gli ultimi dati Eurostat vede in testa la Grecia (62% di stranieri con qualifiche professionali in eccesso), seguita da Spagna (58%) e Italia (50%).