Borse di perfezionamento all’estero anche agli studenti non italiani
La denuncia parte da uno studente dell’università La Sapienza di Roma.Accade spesso che uno studente straniero, dopo aver frequentato l’università in Italia, averla conclusa poi con il massimo dei voti, venga trattato diversamente dai suoi colleghi italiani. Per una volta non si tratta di lavoro: non viene penalizzato in ambito lavorativo, ma non può invece accedere ai bandi di perfezionamento all’estero emessi da diversi atenei italiani.
La denuncia parte da uno studente dell’università La Sapienza di Roma, l’eccellente ateneo della capitale, sede universitaria di molti stranieri proveniente da ogni parte del mondo, non permette a questi ultimi di poter perfezionare i propri studi all’estero. In Italia vige una normativa nazionale che pianifica sul territorio gli studenti stranieri a quelli italiani, ma che esclude gli studenti stranieri nella partecipazione a corsi di istruzione e perfezionamento in paesi esteri.
L’unica soluzione a questa normativa che non permette la completa parità di trattamento tra studenti italiani e non, è secondo l’Unar (ufficio antidiscriminazioni), l’emanazione di una direttiva del Ministero per l’istruzione, l’Università e la Ricerca rivolta a tutti gli atenei italiani per la disapplicazione del requisito di cittadinanza ed una concentrazione tra gli uffici legislativi dei diversi minsteri per l’avvio di un procedimento di modifica della legge di riferimento.
Nel frattempo l’Unar ha segnalato l’accaduto a molti atenei nazionali e l’Asgi ha inviato un esposto alla Comunità Europea chiedendo che venga avviata un’indagine e che l’Italia sia penalizzata per non aver rispettato direttive dell’Unione Europea.










