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A Bari i 9 Paesi dell'Iniziativa Adriatico-Ionica per ripensare a un'Europa EuroMediterranea

Novità in vista: Entro l'autunno cancellazione dei visti per l'Albania e la Bosnia. L'Europa non è solo Bruxelles.
A Bari i 9 Paesi dell'Iniziativa Adriatico-Ionica per ripensare a un'Europa EuroMediterranea Gianfranco Fini
E’ tempo di ripensarla allargata al bacino mediterraneo e di riportare la questione dei visti per l’Albania e la Bosnia-Erzegovina al centro dell’attenzione comunitaria per realizzare una maggiore integrazione economica, con un rilevante ruolo dell’Italia.

E’ il doppio messaggio che arriva dal Castello Svevo di Bari dove si è svolta l’ottava riunione dei presidenti dei Parlamenti dei 9 Paesi dell’Iniziativa Adriatico–Ionica (IaI): Italia, Albania, Bosnia–Erzegovina, Croazia, Grecia, Montenegro, Serbia e Slovenia. L’organizzazione da 10 anni sostiene la cooperazione nella macroregione nei settori della promozione turistica, economica e culturale, della salvaguardia dell’ambiente, della lotta al crimine organizzato, al terrorismo e ai traffici illeciti.

Riunitasi la prima volta a Zara nell’aprile 2001 per agevolare l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in tema di cooperazione, adeguamento al diritto comunitario e processi di stabilizzazione, dal giugno 2008 ha un Segretariato permanente ad Ancona che garantisce continuità nel passaggio tra le presidenze e rende mirate, “project oriented”, le iniziative dello IaI. La riunione di Bari è stata organizzata dal Parlamento italiano nell’ambito della presidenza annuale di turno, rilevata lo scorso anno dalla Grecia e destinata al Montenegro dal prossimo 1° giugno.

Se l’attualità della crisi greca è stato un nodo imprescindibile del confronto a nove, sono state due le questioni di principale novità. “Come governo italiano abbiamo la convinzione che per settembre-ottobre la questione della cancellazione dell’obbligo di cessione dei visti per la Bosnia e l’Albania debba essere sbloccata, e per questo stiamo lavorando”. Lo ha detto il sottosegretario agli Esteri, Mantica auspicando una risoluzione politica dei ministri.

Si è poi discusso della necessità di superare i vecchi schemi di integrazione europea. In questo senso, l’Iniziativa Adriatico–Ionica sta qualificandosi come il ‘nocciolo duro’ per la formazione di una strategia macroregionale europea che riguardi l’area dei 9 Paesi: il progetto è stato lanciato il 13 aprile da Mantica e può rappresentare un’efficace risposta alla crisi di fiducia dell’opinione pubblica nei confronti dell’Ue.

Sul punto è intervenuto da Bari il presidente della Camera Fini: “Ritengo che debba essere superara, da parte delle classi dirigenti europee, l’interpretazione del processo di apertura dell’Ue a Est, attraverso quel modello forse eccessivamente semplificato che opponeva la vecchia Europa occidentale atlantica alla nuova Europa orientale ed ex comunista. È importante riaffermare una visione geopolitica inclusiva del Continente. Sono convinto che non sia corretto parlare riduttivamente di Europa orientale.

Creare uno spazio EuroMediterraneo non significa soltanto costruire una zona di libero scambio, definire una strategia comune dei flussi migratori o degli approvvigionamenti energetici, ma costruire un’area per il dialogo tra le culture e le sedi religiose che rifiuti le chiusure ispirate all’intolleranza e allo scontro di civiltà”. Visione geopolitica inclusiva che bene si inquadrerebbe nelle celebrazioni per il 60° anniversario della dichiarazione di Schumann sulla comunità aperta. Le premesse, per Fini, ci sono visto che l’Europa Adriatica-Ionica è “una realtà vitale ed efficiente fatta di commissioni economiche, cooperazioni decentrate, scambi culturali sempre più fitti e articolati” ed è sostenuta dal “rilevante valore aggiunto dei processi di stabilizzazione dell’area”, questioni che torneranno nel vertice Ue-Balcani di giugno a Sarajevo.

“Quando parliamo di regione macroeuropea – ha detto Mantica da Bari - intendiamo proprio questa volontà di avvicinare agli standard europei quest’area. Crediamo che parlando di infrastrutture, di economia, sviluppo rurale e turismo, si creino quelle procedure alla Jacques Delors, per cui ci si abitua a ragionare in questo modo”.
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Barbara Minafra

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