Presidente della Repubblica: in attesa della “fumata bianca”
Il 30 Maggio si vota al Parlamento albanese per la scelta del nuovo Presidente della Repubblica. Il paese è una Repubblica parlamentare e il ruolo del Presidente, pur essendo piuttosto simbolico, è quello di garante dell’ unità nazionale. Anche se non si tratta di eleggere una figura con ampi poteri istituzionali (come succede invece in Francia, ad esempio), in questo momento la scelta è di particolare importanza per diversi motivi.Prima di tutto, la votazione in Parlamento è vista anche come un test dell’attuale maggioranza governativa, dato che attualmente il Partito Democratico di Sali Berisha governa grazie a una coalizione formata insieme a LSI (di Ilir Meta) e altri partiti come PDIU (una sorta di rappresentanza politica della comunità Ciam nel paese) e PR (di Fatmir Mediu, attuale Ministro dell’Ambiente).
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una rosa di nomi proposti: dall’ ex leader socialista Fatos Nano al braccio destro di Berisha e attuale presidente del Parlamento, Jozefina Topalli, a Neritan Ceka (noto accademico e consigliere del premier). Ma, mentre i candidati si presentavano alle parti politiche, l’opposizione dichiarava che questo non è il momento di nominare il futuro Presidente, ma piuttosto di scegliere una procedura condivisa e consensuale per la scelta del candidato da votare.
Sulla stessa linea dell’ opposizione sembra schierata anche la comunità internazionale, specialmente i partner euro-atlantici del paese, i quali desiderano implicitamente un Presidente che abbia il consenso di tutte le parti. L’opposizione intende sfruttare il proprio voto per il Presidente per rafforzare la propria posizione su un altro fronte decisivo: il cambiamento in atto della riforma elettorale.
Il partito democratico ha già proposto il nome di un candidato alla presidenza: quello di Jozefina Topalli, alta funzionaria del partito, e invita l’opposizione a presentare a sua volta un nome. Dall’opposizione, invece, nessuna risposta; precedentemente si era fatto avanti solo Fatos Nano, ex leader socialista e non più affiliato ad alcun partito (dopo aver rassegnato le dimissioni, passando la guida del partito al suo concorrente Edi Rama). Incontrati tutti i leader dei partiti presenti in Parlamento, Nano è poi scomparso dalla scena in attesa di qualche “miracolo” dell’ultima ora.
In questo scacchiere sembra assumere un ruolo centrale il partito di Ilir Meta, al momento alleato di Berisha e a lui legato a doppio filo: da un accordo tra partiti per governare il Paese e anche dalle ultime vicende giudiziarie che hanno avuto per protagonista, appunto, Meta. Nella memoria collettiva rimane vivo il ricordo dei quattro dimostranti rimasti uccisi in seguito alle proteste per il video-scandalo che ha visto coinvolto il leader LSI; in quell’occasione, anche per assicurare la sopravvivenza stessa del governo, Berisha lo ha protetto ad oltranza (tutto da verificare il prezzo politico pagato ai propri sostenitori per questa scelta).
LSI si pronuncia per una figura “consensuale”, senza però dire apertamente che è contro un Presidente controllato da Berisha. Questo è invece chiesto a gran voce dal partito di Edi Rama, capo dell’opposizione. Quest’ultimo, di recente, ha mosso importanti passi di riavvicinamento verso il leader LSI -suo vecchio amico-nemico-, cosa che ha messo in apprensione non solo i sostenitori di Rama stesso, ma anche e soprattutto la maggioranza di Berisha. Tale dinamica di certo influirà non poco su tutta la procedura da qui alla “fumata bianca”.
Finora, nonostante gli organismi europei auspichino il consenso bipartisan, sembra che Berisha voglia insistere a scegliere invece un Presidente dalle fila del proprio partito. Tutto diventa a questo punto un’incognita, dal momento che non si conosce a priori il voto dei deputati di LSI e di eventuali altri “franchi tiratori” del Partito socialista –secondo la Costituzione, infatti, la votazione in Parlamento per la scelta del Presidente è segreta, elemento che può rendere il risultato incerto-. Dal Partito Socialista arrivano denunce di tentativi di corruzione da parte di uomini di Berisha verso i propri deputati, naturalmente smentite.
La scena rimane dunque complicata; una delle possibilità è quella di andare a elezioni anticipate, nelle quali Berisha può ancora sfruttare a proprio vantaggio la riforma elettorale in atto. Sembra che la titubanza di LSI derivi proprio da questo timore; intanto aumentano le voci che parlano di una possibile caduta del governo in carica, e a staccare la spina sarebbe appunto il partito di Meta.











2 commenti
Nessun articolo sull’ elezione del nuovo presidente albanese? Trovo qualcosa sull’Osservatorio Balcani… Copio e incollo?
pubblichiamo quelli testi e articoli che ci arrivano e che rispettano alcuni criteri …non facciamo copia/incolla di articoli comparsi in altre pagine/testate
sinceramente in redazione sul nuovo presidente non ci è arrivato niente