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Taçi si consegna alla polizia

rezart_taciRezart Taçi, presidente della compagnia Taçi Oil e uno dei presunti protagonisti dell’episodio di violenza nei confronti di Mero Baze, editore e direttore del quotidiano Tema si è consegnato alla polizia giovedì scorso. Taçi si è presentato alla Direzione della Polizia di Tirana insieme ai suoi avvocati, poche ore dopo che il giudice Fahrije Budo del Tribunale di Tirana ha deciso la misura di custodia cautelare in carcere per lui e le sue due guardie del corpo già fermati dalla polizia il giorno dopo l’episodio.
Taçi è accusato di “violenza durante l’espletamento del servizio in collaborazione con altri”, capo d’accusa che nel codice penale albanese prevede la condanna fino a due anni di reclusione.

La notizia della sua consegna è stata trasmessa dalle televisioni albanesi accompagnata da una dichiarazione audiovisiva di Taçi che ha respinto le accuse rivolte contro di lui e ha espresso la sua disponibilità di confrontarsi con la giustizia albanese. Come osserva l’edizione albanese della BBC, l’apparizione di Taçi nelle tv è un caso insolito per una persona ricercata dalle forze dell’ordine.

Durante l’interrogatorio, secondo il quotidiano Shekulli, Taçi ha dichiarato di non aver usato violenza contro Baze, senza fornire però dettagli ulteriori sull’accaduto. Invece, ieri mattina, il giudice Budo nella seduta di comunicazione e rivalutazione della misura di custodia cautelare nei confronti di Taçi, ha deciso di lasciarlo in carcere, nonostante i suoi avvocati hanno richiesto la liberazione sotto la cauzione di 100.000 euro. 
Il 4 novembre scorso, la Tgcom di Mediaset ha pubblicato una lettera di Taçi in cui il petroliere albanese ribadisce di non “aver avuto nessun conflitto fisico” con Baze e di aver interagito durante la sua vita professionale con gli altri “senza mai violare l’integrità fisica e/o morale di nessuno, tanto meno dei giornalisti” anche quando quest’ultimi si siano dimostrati particolarmente ostili nei suoi confronti. Per Taçi le accuse contro di lui sono la continuazione di una strategia denigratoria con l’obiettivo di infangare la sua immagine e quella della sua azienda.

Nei giorni scorsi, la violenza contro Baze è stata denunciata da tutto il mondo politico e istituzionale. Il Presidente della Repubblica Bamir Topi ha condannato la violenza su Baze e si è appellato alla politica albanese di “analizzare con preoccupazione l’accaduto, impegnandosi realmente per garantire la libertà e l’indipendenza dei media”. Anche il Primo Ministro Berisha attraverso il suo ufficio stampa e il suo vice Meta hanno condannato l’atto e hanno chiesto l’arresto e la condanna degli autori. Invece per Edi Rama, alla guida del Partito Socialista, il vero ispiratore dell’aggressione su Baze è Berisha che dovrebbe denunciare l’atto di persona e non attraverso il suo ufficio stampa. L’opposizione socialista non ha risparmiato le accuse contro il governo anche in questo caso. Mercoledì scorso, Saimir Tahiri, deputato socialista, definendo Rezart Taçi “ il viziato di Sali Berisha e della sua famiglia”,  ha sostenuto che la Polizia di Stato non sa dire ai cittadini dove si trova Taçi, non perché non sia competente ma perché per trovarlo “dovrà perquisire l’ufficio e la casa di Sali Berisha perché lì si nasconde sia Rezart Taçi che la corruzione e l’illegalità che egli rappresenta”. Anche il quotidiano Tema, diretto da Baze, giovedì scorso ha messo in evidenza che la Polizia di Stato non si sia mossa a fermare Taçi, nonostante fosse stato dichiarato ricercato.  

Unanime la condanna anche da parte di molti giornalisti albanesi. Mercoledì scorso, le loro associazioni ed esponenti della società civile hanno organizzato un sit in di protesta davanti alla sede del Consiglio dei Ministri in difesa della libertà di espressione e contro gli atti di violenza sui giornalisti. A fine protesta, i partecipanti hanno lanciato scarpe verso la sede del governo a dimostrazione del fatto che i politici si sono trasformati in servi ai piedi dei poteri forti. Invece ieri in un appello rivolto all’opinione pubblica, 135 giornalisti hanno richiesto una nuova legge secondo gli standard dell’Unione Europea sulla libertà di stampa. “Durante gli ultimi tempi, i giornalisti albanesi si sono confrontati con la violenza fisica, le pressioni per la modifica della politica editoriale attraverso gli avvertimenti e le dimissioni forzate di giornalisti noti, le posizioni selettive del governo nell’orientamento del mercato della pubblicità e l’incoraggiamento palese della maggioranza governativa del linguaggio dell’odio nei confronti dei giornalisti critici” si legge nell’ammonimento pubblico degli esponenti del quarto potere.

Copyright © 2012 Albania News - Registrato al Tribunale di Modena al numero 1973 del 30-09-2009

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