Elezioni 2013

Amnistia politica

A dieci giorni dalle elezioni legislative, in Albania il tono della campagna elettorale fin ora si può considerare tutto sommato entro i limiti della normalità. E questo rappresenta una vera novità per le elezioni del paese.

Chi ha seguito le politiche del 2009, ricorderà su che cosa si basava la retorica all’epoca. I due leader dell’opposizione, Rama e Meta, incentrarono i loro sforzi sulla demonizzazione del premier Sali Berisha, additando il suo governo come responsabile per la morte di 26 persone, nel 2008, quando esplose un arsenale degli armamenti a Gërdec, distante pochi chilometri da Tirana. L’espressione più usata al tempo dall’opposizione era “Sali-Gerdeci”, per legare in modo chiaro il nome del capo del Consiglio dei Ministri con il luogo del disastro.

Dopo il 2009 sono accadute delle vicende anche più gravi, come l’assassinio di quattro pacifici protestanti a pochi metri dalle porte del palazzo del governo, per mano della Guardia della Repubblica (Albania News si è occupata dei fatti, delle ripercussioni e del processo ).

Nonostante ciò, fino a questo punto della campagna elettorale il capo dell’opposizione Edi Rama al massimo si è occupato di vicende estetiche di Berisha, come il suo aspetto esteriore, definendolo il “bisnonno con il giubbotto antiproiettile”, com riferimento al fatto ormai saputo che il premier si sta prendendo fin troppa cura per la propria sicurezza.

Comunque sia, le eventuali implicazioni di Berisha nella uccisione delle 26 persone suelencate, per le quali tanto si è discusso tutti questi anni, all’improvviso sembrano dimenticate, così come il fatto che il cavallo di battaglia dell’opposizione fine a qualche settimana fa, ovvero le accuse di corruzione e clientelismo verso la famiglia di Berisha, che a detta del PS è una casta di miliardari che si sono arricchiti con le risorse naturali e i fondi pubblici del Paese, sembra pure che sia inciampato in chissà quale pozzanghera politica, sconosciuta agli altri.

Anche Berisha da parte sua, che reazioni forti di vario tipo non ne ha mai risparmiate, dalle accuse del 2009 a Rama con appellativi come “Mister 20%”, o “Un palazzo, un voto” (per accusarlo di tangenti e favori politici in cambio della licenza per costruire ovunque quando era sindaco di Tirana), durante l’attuale campagna al massimo si è spinto fino a qualche battuta nemmeno troppo personale. Un esempio è la scelta dell’avversario politico di usare un pullman stile Obama, tutto colorato, durante la sua campagna. Siccome Rama, da pittore amante dei colori, ha trasformato il rosa dei socialisti in un viola profondo con la scritta “Rinascita” campeggiante in centro, Berisha ci ha messo del suo definendo il pullman non color viola, ma color “livido” (anche lui da cardiologo, si è affidato alla sua professione nel pescare la battuta). Inoltre mentre Rama lo accusa di menzogne per i dieci mila chilometri di strade che a detta di Berisha sono state costruite in Albania durante i sui due mandati, l’ex professore ribatte invitando Rama a continuare a stare nel suo pullman color livido anche per i prossimi quattro anni, viaggiando nell’infrastruttura stradale che a sua detta il governo ha costruito.

In primis, con tutto il rispetto per in nostri rappresentanti politici, questa retorica, che potrebbe sembrare inopportuna da essere trattata con tanta serietà, meritava questo breve spazio a dimostrazione del fatto che i sofismi politici possono trasformarsi fino in barzellette o in un gioco del gatto con il topo, in relazione al livello generale di una detta classe politica.
Ma dietro a questo clima sereno apparente di conciliazione ci potrebbero essere altri motivi di fondo.

Ad esempio, differentemente dal 2009, quando Rama basava tutto sulle proprie forze e quindi era “costretto” ad essere estremamente aggressivo per capitalizzare il maggior numero possibile di voti, ora c’è al suo fianco Ilir Meta, proprio colui che permise a Berisha di governare negli ultimi quattro anni e ora ha cambiato nuovamente schieramento. Quindi la maggiore possibilità di vittoria, rende Rama più tranquillo e flessibile, tanto da chiudere un occhio sulle presunte vicende criminali o corruttive di Berisha e della sua famiglia.

Anche Berisha dal canto suo, annusando che l’impunità sua e della sua famiglia sarebbero garantite anche in caso di perdita nelle elezioni, non intende usare la mano di ferro contro i suoi avversari politici. Sempre che Meta possa considerarsi come tale, visto che di piroette politiche in-extremis se ne intende fin troppo bene.

Infatti, prima di abbandonare il governo e di ritornare nel campo della sinistra (1 aprile), né Meta e né Rama sono riusciti ad impedire a Berisha di nominare a capo di tutte le principali Corti (Appello, Cassazione ecc) i suoi uomini di fiducia, decretati doverosamente dal Presidente della Repubblica, suo ex-ministro di Giustizia ed Interni.

Quindi l’apparente calma null’altro potrebbe essere che un miraggio del potere, che il Partito Socialista vede più vicino che mai. Se così fosse, per la sua “Rinascita” dell’Albania potrebbe andar persino bene un Berisha intoccabile. E non sarebbe l’unico. Infatti, anche nelle fila dell’opposizione riunita di intoccabili ora ce ne sarebbero (era un video di Meta in cui si discuteva di cospicui tangenti, che causò la protesta e la seguente morte dei quattro cittadini il 21 gennaio 2011). Quindi ora che gli intoccabili si trovano da entrambi i lati delle trincee politiche, fare tabula rasa sarebbe non solo impossibile ma anche inconveniente, partiticamente parlando. Scagli la prima pietra chi è senza peccato! Ora non solo che di pietre non se ne possono buttare più per paura di non rimanere assassinati dalle forze conservatrici del tangentopoli albanese, ma i peccatori, di qua e di là, stano dimostrando che potrebbero garantirsi un’ amnistia reciproca, nel nome supremo dell’istinto primordiale o divino di governare indisturbati.

Orbene, stando così le cose, ci sono solo due possibilità: o che l’intera classe politica si ricicli per un lungo periodo sotto il segno dell’alleanza degli intoccabili, o che qualcuno “impazzisca” e una volta venuto al potere si trasformi nel giudice punitore degli avversari politici. Ma temendo che l’apertura di questo circolo vizioso potrebbe segnare la fine di tutta una classe politica, in attesa che sotto l’egida dell’ancora lontanissima Unione Europea si conduca a casi tipo quello della Croazia o Slovenia, in cui l’élite politica è sotto processo oppure condannata per corruzione, e aspettando che un Falcone appaia anche nel paese delle aquile, non ci resta che goderci le barzellette.

Non ci siamo dimenticati casualmente di menzionare il cittadino attivo albanese (politicamente parlando), è solo che costui non esiste al momento in cui scriviamo. Sicuramente ci vorrà meno tempo dell’occupazione ottomana in Albania affinché anch’egli si liberi dalle catene dei partiti politici. Ma per ora di piazze Taksim dalle nostre parti non si sente nemmeno il profumo, anche a causa del differente livello social-economico in confronto ad Istanbul. Il popolo ha però bisogno di costruirsi i propri eroi moderni che lo conducano verso le sfide future che ora non si intravedono all’orizzonte, ma che in breve tempo potrebbero diventare un nuovo 1991, una rivoluzione degli albanesi contro ogni tipo di malgoverno.

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