Albanesi immigrati in Grecia
ATENE- Indurite le norme che disciplinano la concessione della Carta di Soggiorno agli extra- comunitari, nel mirino soprattutto la comunità albanese.In Grecia un albanese d’ora in poi per aspirare ad un permesso di lunga durata dovrà sapere tutto dell’antica Ellade.
“Perché la civiltà ellenica sapeva migliorare ogni contributo che la cultura dei vicini barbari le arrecava?” è questa solamente una delle tante domande che costituiscono la prova cui vengono sottoposti, ad Atene e dintorni, i tanti immigrati extracomunitari regolarmente residenti in Grecia che intendono chiedere allo stato greco, stato membro ormai da svariati lustri dell’Unione Europea, il rilascio della Carta di Soggiorno. La Carta di soggiorno, ai sensi del diritto comunitario, serve ai tanti immigrati extra- comunitari, titolari di un permesso di soggiorno in uno qualsiasi degli stati dell’Unione europea, di poter girare liberamente per l’Europa unita senza ulteriori aggravi burocratici.
La gran parte degli stati confederati però, interpretando in maniera rigorosa le norme sulla concessione del soggiorno, subordinano il rilascio della Carta di Soggiorno a lunga durata al superamento di un esame di lingua e cultura del paese ospitante. Tra di essi si ricordano la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, Cipro, l’Olanda, la Romania e l’Austria. Altri, ma sono un’infima minoranza, come l’Italia, la Bulgaria, la Spagna e la Polonia richiedono solamente l’osservanza di alcuni parametri economici. Resta inteso che ai cittadini comunitari non viene richiesto nulla. In Grecia l’incidenza dei lavoratori extra- comunitari sul totale della popolazione attiva non è molto rilevante come può essere in altri paesi quali Francia o Spagna, anche perché nelle fabbriche elleniche si adopera per lo più manodopera comunitaria, soprattutto bulgara ma anche romena.
Più della metà degli immigrati extra- comunitari proviene poi dalla vicina Albania e proprio per questo, considerando l’enorme difficoltà dei quiz di cultura greca richiesti a questa parte di immigrati per ottenere il diritto di permanenza definitiva nell’Ellade, i socialisti del Pasok, attualmente all’opposizione, non hanno esitato neanche un attimo a definire come razzista la scelta del gabinetto greco guidato dalla destra di Kstantin Karamanlis. “ Sono domande cui neanche forse lo stesso Karamanlis saprebbe rispondere perché richiedono una formazione culturale di tipo accademico” hanno tagliato corto gli esperti dell’Istituto nazionale per la formazione permanente che ha sede ad Atene; “ sono norme razziste, studiate apposta per impedire una stabilizzazione in Grecia dell’immigrazione proveniente dall’Albania” ribattono i socialisti di Papandreu, dimentichi però del fatto che pure quando loro erano al potere il governo impartiva alla polizia durissimi ordini onde reprimere il tentativo degli albanesi di immigrare nell’antica Ellade.
In realtà un po’tutta la nazione greca nutre un profondo disprezzo e terrore per i vicini albanesi. Tra le tante ragioni storiche di questo sentimento, probabilmente una risale ai tempi dell’Albania italiana e fascista, quando Mussolini, partendo da Argirocastro, ordinò un’insensata campagna di guerra contro il vicino ellenico, promettendo agli italiani di conquistare Atene nel breve volgere di una settimana. Come andò a finire ce lo narrano i libri di storia: i greci, cui l’Italia doveva ” spezzare le reni”, respinsero l’esercito sabaudo all’interno dei confini albanesi in un battibaleno. Gli italiani, allora, per caricare lo spirito albanese nell’imminente campagna di Grecia promisero loro di liberare la Camauria da ogni presenza ellenica e di aggregarla a Tirana sotto sovranità italiana. Da allora i greci non si dimenticarono mai più dell’etnia degli aggressori, italiani e, indirettamente, anche albanesi.










