Per capire l'Albania non si può fare a meno di indagare Tirana, cercare le sue storie di oggi e di ieri affondando nei divanetti dei bar alla moda, nel fumo di centinaia di sigarette, mentre fuori i suv e le mercedes alzano la polvere dalle buche dell'asfalto. Ma c'è un'altra Albania, più distaccata, rimasta sempre uguale a se stessa. L'Albania che non si è fatta gradassa e volgare, che non ha gettato via tutto, l'Albania dei villaggi e delle vallate. Lì c'è chi ha resistito al miraggio, e da lontano ha osservato tutto, l'inizio e la fine. E può giudicare, perché non s'è fatto corrompere, né dall'Italia e neppure da Tirana.Nelle parole del vecchio Gjon, che ha visto il comunismo e la prigione, la democrazia e l'emigrazione, Manfred Bushi mette, alla sua maniera, il senso della Rivoluzione tradita. Tutte le rivoluzioni lo sono sempre, almeno un po'. Nuove caste cominciano a formarsi all'indomani di ogni tumulto, nuovi poteri si solidificano nella lava incandescende dei regimi finiti. E' successo anche a Tirana, forse nei balcani alla maniera peggiore, ma non più di tanto. Il vecchio Gjon, deluso, rabbioso e alla fine solo con la sua pipa davanti alla casetta sul pendio di una montagna, è uno di noi, milioni di cittadini di democrazie tradite. Antonio Caiazza