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Racconti

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Storie di immigrati - Racconti di vita vissuta da parte di chi ha lasciato la propria terra per arrivare in Italia.

Per capire l'Albania non si può fare a meno di indagare Tirana, cercare le sue storie di oggi e di ieri affondando nei divanetti dei bar alla moda, nel fumo di centinaia di sigarette, mentre fuori i suv e le mercedes alzano la polvere dalle buche dell'asfalto. Ma c'è un'altra Albania, più distaccata, rimasta sempre uguale a se stessa. L'Albania che non si è fatta gradassa e volgare, che non ha gettato via tutto, l'Albania dei villaggi e delle vallate. Lì c'è chi ha resistito al miraggio, e da lontano ha osservato tutto, l'inizio e la fine. E può giudicare, perché non s'è fatto corrompere, né dall'Italia e neppure da Tirana.Nelle parole del vecchio Gjon, che ha visto il comunismo e la prigione, la democrazia e l'emigrazione, Manfred Bushi mette, alla sua maniera, il senso della Rivoluzione tradita. Tutte le rivoluzioni lo sono sempre, almeno un po'. Nuove caste cominciano a formarsi all'indomani di ogni tumulto, nuovi poteri si solidificano nella lava incandescende dei regimi finiti. E' successo anche a Tirana, forse nei balcani alla maniera peggiore, ma non più di tanto. Il vecchio Gjon, deluso, rabbioso e alla fine solo con la sua pipa davanti alla casetta sul pendio di una montagna, è uno di noi, milioni di cittadini di democrazie tradite. Antonio Caiazza
Di tradizione si può anche morire. Oppure, se si ha lo stile di Manfred Bushi,  se ne può fare un racconto struggente, eco crudele di un'Albania senza tempo, dove fra una sorgente perennemente impassibile e un cespuglio di ginepro, una giovane donna velata di rosso affiora e scompare, come a reclamare il suo sogno di sposa.
Infanzia. Eh,quella passò così, in un batter d'occhio. Passò in fretta, passò al volo. Passò  come un palloncino che lo fai alzare su in aria per passarlo a un amico,  per passarlo  a un altro mondo , dove non sei più la fanciulla ”capricciosa“ e “ubbidiente” dove non sei più il “pulcino” senza ali.
Ritorna su Albanianews un racconto di Manfred Bushi, reale e sognante come quelli che escono dalla sua penna. Reale perché racconta l’Albania del terrore rosso, che fra la fine degli anni ‘40 e i primi degli anni ‘50, liquidò i cosiddetti kulaki, i contadini più agiati. Sognante perché la storia, vera, è narrata come in un sogno in cui tragedia, sentimenti e atmosfere antiche si mischiano e diventano tutt’uno. E fra le tante incombenze dell’Albania democratica, c’è stata (forse c’è ancora) quella di trovare e dare un riposo dignitoso a chi fu vittima di quella che chiamarono “lotta di classe”.
La chiamavano così, per la forma delle foglie ma non fece mai una vita da aquila. Viveva all’interno di un  austero ufficio, e veniva alimentata a seconda dei gusti e delle fantasie degli impiegati: fondi di caffè, briciole di pane e persino qualche compressa  di aspirina.
In verità, il mercoledì è una giornata realmente da evitare di dar esito a qualche commissione presso la Prefettura di Corso Monforte Milano. Sin dalle prime ore della giornata, una grande quantità di persone stipano il marciapiede davanti all’entrata creando una fila vivace  e “a colori”.
Che bello tornare a casa! Vedere la mia città che in autunno diventa languida e tiepida come una mano materna. Ho un solo amico rimasto a Tirana, un amico d’infanzia che non vedo da un po’ e che è diventato un funzionario del comune. Mi propone di vederci in un posto tranquillo, un bar-pasticceria vicino al suo ufficio.
Il professore di storia, tale Agron Agronaj, stava spiegando la comune discendenza dagli Iliri e la loro organizzazione sociale, quando si aprì la porta ed entrò Burbuqe, l’insegnante di matematica, sua segreta amante.

A scriverla sul pentagramma sarebbe mi mi sol fa diesis re. Ma per Alban è molto più di un grappolo di note. L’arpa sembra arrivare dal Medioevo per accompagnare Alban e Edlira all’altare.

Copyright © 2012 Albania News - Registrato al Tribunale di Modena al numero 1973 del 30-09-2009

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