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Il Decreto Gelmini minaccia le scuole primarie dei paesi Arberesh

AcquaformosaLUNGRO- In base al “Decreto Gelmini” verranno sorresse le scuole primarie in cui si parla l’Arbëreshë, l’antico idioma albanese di Scanderbeg.

Ungra, in italiano Lungo, Firmoza (Acquaformosa), Cifti (Civita), Frasnita (Frascineto) e Shen Vasili (San Basilio) non sono villaggi di qualche remota regione montagnosa dell’Albania ma paesi della provincia di Cosenza, nell’italiana Calabria, la cui popolazione è, per la stragrande maggioranza, di origine albanese.

I discendenti dell’antico popolo illirico scapparono dalla terra- madre, seguendo le orme del leggendario condottiero medioevale Giorgio Castrista Scanderbeg, allorquando tutta la penisola balcanica, da Atene sino alle porte di Zagabria, fu invasa dai guerrieri turchi che trasformarono quelle terre, da cristiane che erano, in avamposti dell’islamismo. Gli albanesi in gran parte si convertirono alla nuova religione ad eccezione delle regioni dell’Epiro che pervicacemente mantennero l’antica fede nella variante greco-ortodossa.

Gli albanesi di Calabria mantennero la propria cultura e le proprie tradizioni in ogni campo pur se quelle comunità, stanziatesi attorno al massiccio appenninico del Pollino, nel totale disinteresse dello stato italiano ebbero a patire, nel ventennio 1960- 1970, per l’emigrazione delle proprie forze migliori verso le fabbriche della pianura padana. Svuotati dalla gran parte delle giovani generazioni i villaggi dell’Albania d’Italia si ripiegarono su se stessi, molte tradizioni andarono perdute.

Non più tardi di un ventennio fa il pericolo di una generale omologazione ai modelli consumistici propinati dalla televisione mise in serio pericolo la sopravvivenza di una storia culturale per secoli diversificata da quella tipicamente italiana. Fortunatamente una lungimirante norma legislativa estese, applicando così in maniera esaustiva il dettato della Costituzione, ad ogni minoranza etnica esistente sul territorio italiano la facoltà dell’uso del bilinguismo, prima solamente riservato alle maggiori minoranze tedesche dell’Alto Adige e francesi della Val d’Aosta. Il recente “ Decreto Gelmini”, che sostanzialmente si concretizza non in una riforma dell’ordinamento scolastico ma in una mera serie di tagli al fine di risparmiare sull’istruzione pubblica, invece minaccia da vicino le scuole primarie dei paesi Arbëreshë calabresi e già viene data per probabile la loro chiusura in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2009- 2010.

Con la soppressione delle primarie scomparirebbe definitivamente anche il bilinguismo tanto a fatica conquistato dagli albanesi cosentini. Al fine di evitare tutto ciò e per dare alle primarie di Firmoza, le più in pericolo, un futuro ed un numero di alunni sufficiente al loro mantenimento quest’anno si sono iscritti al primo anno anche gli anziani del paese, molti dei quali analfabeti che conoscono solamente l’albanese arcaico. Fa tenerezza vederli arrancare lungo la rampa di scale che porta alle classi ma ciò rende bene l’idea di come tutte queste comunità albanesi siano intenzionate a difendere il proprio piccolo mondo diverso.

Da parte sua l’amministrazione comunale, di colore progressista, sta preparando il ricorso al Tar con possibilità di aprire una questione di costituzionalità del decreto da discutersi innanzi alla Corte Costituzionale, al fine di difendere il diritto alla sopravvivenza delle istituzioni culturali di questi paesi proprio in base alle norme della Carta Fondamentale della Repubblica italiana in materia di tutela delle minoranza. “ Le scuole primarie dei paesini della Val d’Aosta e del Trentino- Alto Adige, dove vivono le minoranze di lingua francese e tedesca, in base a questo principio costituzionale verranno salvate, quelle dei paesi calabresi di lingua albanese no.

Come al solito questo governo fa differenze tra figli e figliastri. Noi siamo figli di una cultura assai disprezzata nell’Italia di oggi, i tedeschi no. Sino a prova contraria l’Italia è però ancora uno stato di diritto in cui tutti sono uguali di fronte alla legge, perciò combatteremo sino alle più alte istanza romane”, chiosa deciso il sindaco di Firmoza, Giovanni Manoccio.

Sergio Bagnoli

Sergio Bagnoli

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