E’ un’iniziativa del Cospe, associazione di cooperazione allo sviluppo dei Paesi emergenti, che in collaborazione con la regione Emilia Romagna realizza il progetto Media Multiculturalità e pluralismo, per l’interazione e messa in rete delle esperienze editoriali interculturali del territorio.
C’è chi continua seguire attivamente le successive tavole rotonde; chi non riesce a conciliare l’interesse per il progetto con secondi, terzi lavori e delega; chi per altri motivi, continua ad osservare da dietro l’angolo. Ma un filo ha unito diverse realtà mediatiche, che da allora hanno continuato a collaborare, arrivando alla prima due giorni del Mier a Bologna.
12 e 13 dicembre 2008. Ad alt(r)a voce è il primo Meeting dei media interculturali dell’Emilia Romagna a porte aperte. Inizia con una discussione sull’editoria migrante come strumento per la partecipazione allo sviluppo economico e sociale del territorio, nella cornice dell’Oratorio Filippo Neri a Bologna.
“Quando si parlava di noi, non ci riconoscevamo” – spiega Raymon Dassi, raccontando la sua esperienza con Mier/Felsimedia e Il Tamburo. “C’era una voce mancante nel panorama dei media bolognesi: la nostra”. Si discute della sostenibilità di queste esperienze editoriali e di come la loro vita rischi di restare circoscritta alla durata di un progetto finanziato, si parla della promozione della comunicazione interculturale sul territorio ed emerge la necessità di una forma di auto rappresentazione ed espressione connotata da maggior professionalità.
Sintomatici i risultati della ricerca condotta dal Corecom Emilia Romagna sulla rappresentazione degli immigrati nei Tg regionali: gli immigrati, soggetti della notizia, non parlerebbero quasi mai durante i servizi che li riguardano; si farebbe spesso ricorso a stereotipi per parlare di loro e raramente si tratterebbe di notizie positive, rappresentative della realtà multiculturale.
E dopo un venerdì sera con reading di pensieri sui conflitti, di poesie dei più grandi autori albanesi e di ottima musica multiculturale, il meeting continua all’interno della Cappella Farnese, sabato 13 con una trasmissione radio live a cura di Asteriscoradio.com.
Ritorna, nei vari interventi, il tema dell’osservanza della Carta di Roma e il codice etico per i giornalisti che trattano di immigrati, rifugiati politici e richiedenti asilo. “Si pubblicano ancora titoli che riferiscono a clandestini morti nel mare – osserva John Foot, del University College di Londra – che lo diventano ancora prima di toccare il suolo italiano. E’ come se da persone fossero diventati categorie”. E con lui Sun Wen Long, di Mier/Associna, che denuncia notizie “che mettono in ridicolo” e ledono quindi la dignità della persona.
Viene lasciata a Tahar Lamri la chiusura dei lavori, che dopo qualche puntualizzazione su alcuni interventi nel corso del meeting, chiude con la già citata metafora del pesce rosso che cozza contro il vetro dell’acquario, ma che per la sua breve memoria se ne dimentica e pensa di essere ancora nell’oceano. “Così il giornalista scrive di immigrazione pensando di essere nella globalizzazione”, conclude.
E, come è stato detto in questi giorni, l’hic sunt leones utilizzato dai cartografi del cinquecento per indicare le zone che non conoscevano, non può valere per professionisti dell’informazione. Ecco allora che una rete di media multiculturali e un loro maggior sostegno e diffusione saranno d’aiuto soprattutto a giornalisti non abbastanza preparati e al malatissimo sistema d’informazione italianocentrico.
{gallery}mier_otto{/gallery}
17 marzo 2007. Primo incontro degli addetti ai lavori della rete Media Interculturali in Emilia Romagna. A Bologna giornalisti e operatori della media si conoscono, discutono e individuano le prime azioni su cui impegnarsi come rete delle iniziative di comunicazione interculturale dell’Emilia Romagna.