Ha inviato una lettera al nuovo sottosegretario all'Ambiente Tullio Fanelli per ribadire il “no alle prospezioni petrolifere nelle nostre acque” riconoscendo le ragioni della “battaglia civile” di istituzioni e cittadini contro le ricerche marine autorizzate a società multinazionali.
Ha portato il caso alla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali d’Italia che nell’assemblea plenaria de L’Aquila ha approvato, all’unanimità, un ordine del giorno che invita il presidente del Consiglio dei ministri Monti e il ministro dell’Ambiente Clini “a voler sospendere ogni procedimento autorizzativo per indagini petrolifere in mare e adottare una moratoria contro ogni iniziativa di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nell’Adriatico e nelle acque al largo di tutte le coste europee” condividendo l’opportunità di approfondire il tema della conservazione dell’ambiente marino in una Conferenza delle Regioni adriatiche e del Mediterraneo europeo da tenersi a Trieste entro febbraio 2012.
Il Consiglio regionale pugliese, lo scorso 19 luglio, ha approvato all’unanimità una proposta di legge alle Camere con la quale chiede al Parlamento di vietare prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nell’Adriatico, e l’ha trasmessa alle regioni che vi si affacciano (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise) per l’adozione di un’analoga iniziativa, meritando l’attenzione del Commissario europeo per l’ambiente Janez Potocnik che ha colto l’opportunità di introdurre un protocollo di rigorose regole off shore estese a tutte le acque europee del Mediterraneo. l’Unione Europa cioè, si è espressa a sostegno della tutela dell’ambiente marino da attività di sfruttamento incontrollate.
Dopo la manifestazione nazionale che si è tenuta a Termoli il 7 maggio contro le trivellazioni a meno di 30 km dalle Isole Tremiti, auspicando un’iniziativa unitaria di tutte le Regioni dell'Adriatico, dal Nord allo Ionio, ne è stata annunciata un’altra per sabato 21 gennaio 2012. Si terrà a Monopoli per “prendere definitivamente le distanze da progetti che minacciano il mare comune, straordinaria risorsa ambientale, paesaggistica ed economica”.
Ma Introna ha anche annunciato l’opportunità di allargare ai paesi trasfrontalieri come l'Albania e la Grecia il pressing istituzionale sul Governo nazionale contro la ricerca di idrocarburi in Adriatico.
“L’Adriatico non si tocca – ha ribadito – e pochi barili di pessimo petrolio non possono rischiare di sconvolgere la vita di 40 milioni di italiani, balcanici e greci che vivono sul nostro mare e traggono sostentamento dalle sue straordinarie risorse. Dobbiamo allargare il fronte, a cominciare dall’Abruzzo e dal Molise, interessati da analoghi problemi per il progetto di fronte alle Tremiti. Agendo da sola, la Puglia potrebbe dare l’impressione di condurre una battaglia ideologica, mentre si tratta di una richiesta di civiltà, perché il mare è il futuro”.
La Puglia intende difendere la sua vocazione alla tutela di un mare che da sempre è fonte di vita per una importante marineria da pesca, per le comunità dei comuni costieri, per un’industria turistica che vive della balneabilità, della limpidezza delle acque e di un paesaggio incontaminato.
“Le indagini sismiche già in corso, sulla base di autorizzazioni pregresse, lasciano intravedere – ha detto Introna - un futuro di anni di sfruttamento del sottosuolo marino e di rischi per l’ambiente, la costruzione di orribili piattaforme emerse e di strutture di appoggio a riva. Metallo in mare, tubi e cemento sulla costa e tutto con vantaggi solo per le società multinazionali”.
Insomma, è “difficile pensare a turisti con il gusto dell’orrido che restano indifferenti davanti ad orizzonti di metallo e non si possono sottovalutare i rischi di disastri ecologici, come quelli nel Golfo del Messico, nel mare del Nord ed ora in Sud America, che sarebbero mortali per uno stagno, come l’Adriatico. E già le sole prospezioni hanno ricadute pesanti: gli spiaggiamenti di cetacei sono conseguenza di un ambiente marino violentato da geosonde, impulsi sonar e Air Gun”.
NUMERI DEL RISCHIO
In realtà, la probabilità di incidenti petroliferi in mare è già molto alta.
Primo perché, senza attendere l'impatto delle prospezioni geosismiche e l'eventuale scoperta di giacimenti e conseguenti sfruttamenti di greggio al largo della Puglia, già 6.000 km2 di costa abruzzese sono interessati da richieste ed autorizzazioni per ricerca ed estrazione di idrocarburi.
Secondo perché è tutto il Mediterraneo ad essere esposto al pericolo enorme della marea nera. In base alla mappa 2010 del rischio derivante dal traffico e dalla movimentazione petrolifera in Italia elaborata da Legambiente, ci sono oltre 350 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, chimici e pericolosi che transitano ogni anno nel Mare Nostrum: una quantità enorme se è vero che rappresentano il 20% dell’intero traffico mondiale.
Inoltre, stando ai dati del Ministero dello Sviluppo economico, nel 2009 l'estrazione di olio greggio in mare è stata di 525.905 tonnellate, di cui 353.844 nel solo Adriatico centrale, da Riccione a Termoli. Le coste dell’Abruzzo vantano il primato dell’estrazione offshore, il 46,7% del totale nazionale, a cui si aggiungono i numeri delle Marche: 20,6%.
Terzo perché l’Italia, paese con il più alto numero di raffinerie (12 che lavorano ¼ del greggio di tutto il Mediterraneo), con 9 piattaforme di estrazione off shore, ben 14 porti petroliferi e 482 depositi vicini al mare, è la nazione maggiormente esposta al rischio di incidente ambientale connesso allo sversamento di petrolio.