Zog I – Re degli Albanesi

TIRANA – Memorabile seduta del Parlamento shqipëtar. Il 1° settembre 1928 l’Assemblea Nazionale Costituente, insediata ad hoc e presieduta dal Deputato Decano Pandèli Evangjèlli, trasforma la Repubblica d’Albania (proclamata il 31 gennaio 1925) in REGNO D’ALBANIA.

Il Presidente della Repubblica viene incoronato con il nome di Zog I = Zogu i Parë (1) e con l’attribuzione del titolo non di Re d’Albania ma di Re degli Albanesi (2), adottando cioè una formula che si rivolge apertamente ai Kosovari e alle popolazioni shqipëtarë oltre i confini nazionali. L’anziano e integerrimo Evangjèlli, alla fine della cerimonia di Investitura Reale, prorompe in un commosso ed enfatico: «Rrofët Shqipëria e Lirë! Rrofët Mbreti Jone! Rrofët Gjaku Skënderbèut!» («Evviva l’Albania! Evviva il Nostro Re! Evviva il Sangue di Skanderbeg!»). Naturalmente, il titolo di Re degli Albanesi dà la stura ad una serie di reazioni negative, non necessariamente da parte di Paesi che ospitano popolazioni di etnia albanese (quella della Grecia è, tutto sommato, positiva), bensì da parte di Stati che temono una maggiore dipendenza dell’Albania dall’Italia. La reazione più pesante è quella del Regno Serbo-croato-sloveno: un paradosso, visto che proprio quel Regno coltiva il disegno di fagocitare interi popoli (dai Bulgari agli Albanesi del Nord) e che tale disegno sarà esplicitato l’anno seguente dal mutamento del nome in Regno di Jugoslavia (cioè Slavia del Sud) con chiaro riferimento alle popolazioni di buona parte della penisola balcanica. In verità, l’aumentata dipendenza dell’Albania dall’Italia (sottolineata da una dichiarazione di quasi vassallaggio da parte del nuovo Sovrano) risulta innegabile; ed è altresì innegabile che la Nazione shqipëtare sia ormai del tutto integrata nel sistema di difesa di Roma, e che, conseguentemente, svanisca completamente ogni residua speranza serba di annettersi l’Albania settentrionale. È del tutto evidente, inoltre, come malinconicamente tramonti anche il disegno francese di accerchiamento dell’Italia e di minaccia della sua sicurezza in Adriatico. Il 1° dicembre viene promulgato lo Statuto Fondamentale del Regno d’Albania, e dagli inizi del 1929 si dà avvio ad una politica di impulso ai lavori pubblici e di sviluppo del settore minerario e dell’agricoltura, utilizzando il fiume di denaro che affluisce dall’Italia, unitamente alle intelligenze ed alle tecnologie necessarie. Gli Italiani non si fanno pregare, intervenendo generosamente ma con accortezza e realizzando quello che anche quasi ottant’anni più tardi verrà giudicato un intervento esemplare per il rapporto fra espansione politica ed economica. Parallelamente, Zog I pone mano alle riforme che – seguendo il modello della rivoluzione nazionalista e laica di Mustafà Kemal Atatürk in Turchia – dovrebbe realizzare anche in Albania una decisiva svolta modernizzatrice di stampo europeo. La prima ad essere avviata è la riforma della struttura giuridica shqipëtare: inizia la redazione (che sarà portata a compimento nel 1932) dei primi Codici – penale, civile e commerciale – della storia albanese, che sostituiscono le norme di derivazione ottomana ed i primitivi e sanguinari codici d’onore montanari (il Kanùn e la Bèsa). Subito dopo – in luglio – un Decreto Reale sulla disciplina delle confessioni religiose fissa i termini non soltanto di una radicale laicizzazione dello Stato (particolarmente evidente nel campo del diritto di famiglia, con l’abolizione della poligamia musulmana e con l’introduzione del divorzio), ma anche del primo passo concreto in direzione della unificazione morale dell’Albania e della costruzione di un vero nazionalismo. È questa la prima innovazione del Regime zoghista che abbia dignità di autentica, radicale, epocale riforma; anzi, l’unica vera riforma, se si eccettua quella dei Codici, che però entrerà in vigore molto più tardi. La riforma zoghista va addirittura al di là della laicizzazione, introducendo il principio di una totale armonizzazione con lo Stato delle singole Confessioni religiose, al punto da prescrivere che queste debbano dotarsi di Statuti che ne garantiscano l’autonomia dall’estero. È la codificazione della tendenza alla costituzione delle “chiese nazionali”, che – se mettono in difficoltà la Chiesa Cattolica, strutturalmente legata al Papato – viene accolta con favore dalla Comunità Ortodossa e dalla Sunnita, che in agosto si dotano dei rispettivi Statuti; gli ortodossi – anzi – danno vita ad un nuovo tentativo di creare una Chiesa Autocefala, anche se devono attendere fino al 1937 per ottenere la sanzione ufficiale della loro autonomia dal Patriarcato di Costantinopoli. Ma – al di là dell’aspetto religioso – la riforma zoghista ha una forte valenza politica: gli Albanesi costituiscono una Nazione in forza della appartenenza ad una etnìa unica, e l’adesione a diverse confessioni religiose non può essere elemento ostativo al raggiungimento di un comune sentire nazionalista e di una piena unità nazionale! Nei primi mesi del 1930 – parallelamente alla designazione a Primo Ministro dell’esponente ortodosso Evangjèlli – il Sovrano albanese avvia processi riformisti anche nel campo finanziario ed in quello agrario. La riforma delle finanze pubbliche prelude alla creazione della dogana.

Seconda fotografia

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ANNOTAZIONI /
(1) – Un caso più unico che raro quello di Ahmèt Zogolli. Al momento di salire al Trono ha la bizzarra idea di “azzerare” il nome e di adottare soltanto la prima metà del cognome. Così da Zogolli (Uccellatore) si passa a Zogu (Uccello).
(2) – Calza a pennello il paragone con Luigi Napoleone Bonaparte, dapprima Presidente della Repubblica francese (dal 1848 al 1852) e poi Imperatore dei Francesi con il nome di Napoleone III (dal 1852 al 1870). Lo Stato albanese forgiato dal discendente di Kaplàn Pascià Toptani rappresenta, quindi, l’unico esempio riuscito di un perfetto “bonapartismo” nella intera Europa del XX secolo!

[Seconda Puntata]

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