Il documento, letto con attenzione, rivela un’amara chiusura dei rapporti fra Italia e Albania: interessante indicare alcuni dati del IV Capitolo riguardante i costi.
Il costo totale dell’impresa fu di L. 1,908,008,300 ripartiti fra:
- strade: Km 546
- rete ferroviaria: Km 110,244
- linea telegrafonica: Km 3000
- nove impianti teleferici
- materiale automobilistico: 55 autocarri, abbandonati sul posto
- una “massa gigantesca” di filo di ferro spinato stimata sui cinque milioni di lire
- materiali vari (barche, carri, macchine agricole) per un valore di un milione di lire
- armi (cannoni, batterie da montagna, proiettili), più tremila fucili e dieci mitragliatrici lasciate nel 1920 al Governo albanese, per un valore di quasi due milioni.
A tutto questo andava sommata la «pretesa sollevata dagli Albanesi, i quali reclamano con insistenza il risarcimento dei danni»20. La relazione della Commissione fu archiviata
Memoria storica
L’identità nazionale e la dimensione territoriale dell’Albania, in seguito fu recepita in modo estremamente riduttivo: poche righe per sottolineare la povertà di un paese grande come una regione. Così viene descritta in vecchi manuali scolastici:
Nel 1921, «L’Albania ha una superficie di 27000 km2 e 850.000 abitanti, cioè 30 per km2 […] Gli abitanti sono in massima parte Albanesi (Shkipetari), fieri, insofferenti di dominio estero e turbolenti»21. Nel 1930, «Questo piccolo staterello è press’a poco come il Piemonte […]. Il territorio interno è abitato da tribù primitive, armate, rapinatrici, ribelli ad ogni governo di leggi. Le vallate verso il mare sono invece abitate da gente agricola, meno arretrata, ma indolente e che poco s’interessa alla coltura del suolo. […] L’Italia, oltre ai grandiosi lavori pubblici che condusse a termine tra il 1914 ed il 1921, dopo l’avvento del Governo fascista ha iniziato una salda, costante penetrazione dell’Albania. […] Non è chi non veda quali reciproci interessi debbano esistere tra i due Stati»
Nel 1957, «L’Albania ha una superficie di 30.000 Km2 e 900.000 abitanti. […] Abituati a vivere da secoli isolati nelle loro inaccessibili montagne, gli Albanesi sono fierissimi della loro libertà […] l’Albania è unita all’Italia da cavi sottomarini»
Nel 1969, «L’Albania si estende lungo la costa adriatica: la sua superficie è di poco superiore a quella del Piemonte. È uno stato molto povero: la maggior parte della popolazione si dedica alla pastorizia»
Nel 1997, quando la “questione albanese” e gli sbarchi furono una tragica cronaca quotidiana, e ancora una volta l’opinione pubblica era divisa sulla responsabilità oggettiva e politica del governo italiano, il giornalista Rino di Stefano, pubblica sulle pagine del «Giornale»25una “curiosa” notizia.
Alfredo Ferraro, scrittore ormai ottantenne, aveva ritrovato in un vecchio baule, appartenuto allo zio Augusto Ferraro (il segretario della Commissione del ’22), due dossier. Entrambi, sotto lo stemma sabaudo, portavano l’intestazione «Commissione parlamentare d’inchiesta»: il primo, datato 20 marzo 1922, era la «Relazione generale sull’impresa di Albania»: 100 sottili fogli di carta velina dattiloscritti a carta carbone che, come lo stesso autore aveva scritto di suo pugno, erano «copie conformi alle originali depositate nell’archivio della Commissione parlamentare».
«Un accordo puro e semplice con l’Albania senza clausole di garanzia sarebbe assolutamente sconsigliabile - afferma Ferraro - giacché l’inadempienza, dato il carattere primitivo del popolo, seguirebbe immediatamente il contratto»
Il Generale Ferrero, quando nel 1917, inaugurò le duecento scuole costruite dagli Italiani, aprì il suo discorso dicendo: «Per la prima volta per merito degli Italiani, gli Albanesi seppero il prossimo capace di dividere il pane con l’affamato»
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Si narra che " Per quei quattro sassi" fosse il commento di Vittorio Emanuele III, quando nel 1939, la Costituente albanese, gli offrì la Corona d’Albania.
Questo lavoro prende spunto dalla consultazione di documenti di un archivio privato appartenuti a un fante arruolato nella Brigata Tanaro e sbarcato in Albania nel 1916. La ricerca sarà pubblicato ogni settimana. Il 4 novembre torniamo con la sesta ed ultima parte : L’opera italiana durante la guerra.
Cogliamo l'occasione per ringraziare pubblicamente la dottoressa Marinella Lotti che ha svolto questo lavoro con dedizione e pazienza e ci ha permesso la pubblicazione.