Con questa sintesi concettuale i Realisti hanno dato una spiegazione alle famigerate e sanguinose ere belliche che hanno visto il mondo, l’uomo sapiens inginocchiarsi avanzi al dio Satana eseguendo per mano loro i più feroci dei crimini.
Uno di questi passaggi fu il genocidio dei ciamuri, mussulmani, autoctoni della Ciamuria, ricchissima regione illirica albanese in confine con la Grecia. L’impero ottomano durato per ben 5 secoli aveva portato alla conversione di quasi totalità degli albanesi di Ciamuria e non solo. Inizialmente per sopravvivenza e dopo per credo, - poiché non si potrebbe spiegare diversamente se ancora oggi la religione mussulmana è la più diffusa nel Paese delle Aquile. L’ultimo episodio, quello più sconvolgente ricadde il 27 luglio 1944.
Furono ammazzati in centinaia, sgozzati, picchiati, spogliati dei propri averi nonché anche dei stessi abiti che indossavano, violentate donne, strappati feti dalle pance ed ai più “fortunati” gli fu permesso di oltre passare la regione verso l’entro terra albanese. Fu cosi che l’esercito di Zervas, generale delle forze militari della Grecia del governo Metaxas, sposto definitivamente il confine greco accogliendo nella terra ellenica l’intera regione della Ciamuria, regione albanese, abitata da autoctoni illirici albanesi. In nome di una Grecia cristiana e pulita.
Rientra decisamente nelle teorie dei Realisti il comportamento di Napoleon Zervas. Egli stesso era çam, era di Suljota, paese della Ciamuria noto per le sue ricchezze e nobiltà d’animo. Egli però era greco ortodosso e fissato con il potere. Amante delle armi e della vita bellica che predicava in nome di una democrazia di solo greci, e se si era mussulmani si era nemici da combattere senza alcuna pietà. Se poi si era autoctoni di una terra pretesa senza alcuna logica, capaci di continuare le loro tradizioni, lingua ed usanze anche dopo che gli era stato imposta la cittadinanza greca, allora si era doppiamente nemici.
Lunga storia travagliata quella di Albania. Paese conteso, usato, sfruttato e poi abbandonato sempre a se stesso.
Chi diede l’ordine? Chi lo permise? E soprattutto, a chi conveniva?
Queste sono le domande che ci si pone da oltre 67 anni, domande alle quali chi conosce la storia, chi incontra i sopravissuti ha già dato risposta. Ma la risposta del singolo o della massa di un popolo, nell’era moderna non basta. Occorre presa di coscienza, che vuol dire rispondere ai propri errori da parte dell’intera comunità e delle potenze mondiali.
Ambita l’Albania da secoli interi. Amata, sfruttata ed abbandonata a se stessa. Dimenticata in fretta e furia ogniqualvolta averla non era più possibile, non era più conveniente.
L’ultima storica illusione alla conquista della Ciameria, l’Albania lo vide nel ’40. Le truppe fasciste di Mussolini che l’anno prima avevano invaso l’Aquila, accesero i sogni per la Grande Albania con la dichiarazione di guerra fatta dal Duce alla Grecia. Il Duce cercava conferme, conquiste, vittorie per scaldare gli animi delusi fascisti da una guerra sempre più costosa. Gli anni ’40-‘41,videro Mussolini impegnato a portare alle sue origini Ciameria, nella speranza ( tra le altre) di conquistare il popolo albanese. Che lo sostenne in questa impresa!
Morirono anche lì uomini, padri e figli di famiglia ma l’arresa della Grecia - prima solo alla Germania nazista- non portò al riconoscimento della Ciameria albanese.
Il trattato di Parigi del 1947 firmato dagli vincitori della Seconda guerra mondiale ed i vinti, vide i confini dell’Albania come quella di oggi, spoglia definitivamente di Ciamuria.
Oggi la Grecia può ancora permettersi di avanzare pretese, come quella della bellissima città albanese Korça, tanto illirica da dare vita alla prima scuola di lingua albanese “Mesonjetorja”, ritenuta nelle illusioni della Grecia parte dell’Epiro e quindi dal loro punto di vista, greca. Pretese miglia intere di mare che comprendono anche un pozzo petrolifero all’interno del confine marine albanese, ebbe la concessione per la costruzione di una chiesa ortodossa in centro di Tirana, perché non sia seconda all’antica moschea di Ethem Bey, pretende l’iscrizione all’anagrafe albanese in base alla fede dichiarata e promette pensioni più che ricche per chi si autodichiara ortodosso.
Nega l’entrata nel proprio confine a chi riporta nel passaporto come luogo di nascita Ciamuria, ritenendoli colpevoli ed aggressivi nel confronti dello Stato ellenico. Si offende la chiesa ortodossa greca dal trama del recente film Ballkan Bazar ( nelle sale italiane da luglio), tanto da disturbare il Presidente della Repubblica Albanese, il suo Primo Ministro e quella della Cultura.
Ha potuto fare tutto,predicare ciò che voleva, arrivare a dove ambiva la chiesa ortodossa greca, la Grecia.
Non ha mai riconosciuto il genocidio dei çam come ci si aspetta con naturalezza da chi predica la pace. Non ha mai condannato la ferocia di quella guerra predicata in nome di una democrazia ortodossa e pura.
A questo si ribellano oggi i ciamuri di ieri, sopravissuti al genocidio e la nuova generazione che la storia cruda e schietta l’ha potuta sentire grazie ai ricordi, le testimonianze oculari e toccarla nei documenti preziosi di chi è riuscito a nasconderli tra le mutande delle nonna (tumane) o nelle culle dei bambini.
A questo promettono lotta aperta, da giocare in ogni istituzione europea e non solo. Poiché se è vero, come è vero, che l’Europa si fonda sul principio dell’eguaglianza e quello dell’autodeterminazione dei popoli allora al gioco, fin qui apparso sporco, della Grecia si stanno tirando le somme.