Letteratura Albanese

Dalle donne per le donne “Io che amo solo me”

“Io che amo solo me” è un libro collettivo che ospita esperienze di diverse donne. Racconta il rapporto doloroso, complesso, intricato e spesso anche patologico tra una donna e un uomo lota, ovvero un uomo narcisista, anaffettivo e manipolatorio.

A cura di Ramona Parenzan e Marina Sorina, questo progetto che ha trovato la collaborazione di molte altre autrici, vuole trasmettere un messaggio molto forte e chiaro e cioè stare in guardia, imparare a riconoscere le numerose maschere con cui gli uomini-narcisi si coprono per poterti ammagliare, e sapersi difendere prima che sia tardi.

Si può dire che questo libro sia il mantra delle donne che ce l’hanno fatta a sfuggire dalle distorsioni che l’amore malato riserva.

Ma è anche l’invocazione silente di quelle donne che da questa trappola emotiva ancora si devono liberare; quelle donne che subiscono; quelle donne che si mortificano; quelle donne che non si sentono abbastanza pur essendo più del dovuto, che restano anche quando l’unica scelta accettabile sarebbe andar via.

Elemento di congiunzione di tutte le storie che animano questa antologia “terapeutica” che intervalla parole e immagini, utile guida comportamentale per le donne ma anche per qualche maschio intemperante, è la molteplicità scandita dall’intercultura, e il senso del viaggio che non sempre rappresenta un ritorno, anzi talvolta diventa salvifico proprio perché è in se stesso un congedo. Le donne che si amano spesso tacciono eppure sanno parlare; sanno parlare d’amore, di vita condivisa, di tempo intimo, di forza e fragilità insieme, di colori e raffigurazioni, di luci e di ombre.

Le donne che si amano sono quelle che all’improvviso, un giorno come tanti che però fa la differenza, interrompono il silenzio della solitudine e si ripetono a gran voce che la rinascita è finalmente reale, e che l’unica cosa che vale la pena dirsi, grate e decise, è: Io che amo solo me.

Tra le autrici di questa raccolta di racconti, troviamo due nostre compaesane alle quali sta a cuore particolarmente questo tema.

Amazona Hajdaraj che vive in Italia dal ’92 e vincitrice del premio speciale Torino Film Festival del X° Concorso letterario Nazionale Lingua Madre aprile 2015, aderisce a questo progetto con il suo racconto “La Rosa Bianca”. Un racconto doloroso, crudo, ma anche pieno di forza. Questa rosa bianca, candida, bella e sofferente accanto alla borragine che con tanta invadenza e bruttezza, assorbe la sua linfa vitale. Una rosa delicata, ma anche caparbia, che infine trova la sua strada per sbocciare e godersi i raggi di sole.

Con un altrettanto forte racconto, collabora al progetto anche Migena Proi. Albanese di origine, naturalizzata italiana, anche Migena è vincitrice di due concorsi letterari nazionali – denominati “Scrivere altrove” e “Lingua Madre” – con racconti autobiografici. In questa collezione partecipa con “Anjeza”. Un racconto altrettanto travolgente che parla di violenza psicologica, velata, travestita; una violenza spesso sottovalutata, ma perfida e dannosa quanto quella fisica.

Due storie diverse, ma simili nella sofferenza, nella forza e nel messaggio.

Per conoscere “La Rosa Bianca”, “Anjeza” e anche tutte le altre narrazioni di questo interessante progetto tutto al femminile e multiculturale, un occasione interessante è la presentazione del libro il giorno 18 Marzo ad Asti da Amazona Hajdaraj.

Dalle donne per le donne “Io che amo solo me”, un antologia di un gruppo di donne forti e divertenti che narrano esperienze dolorose, ma che indicano anche la via per uscirne, per vivere appieno la propria libertà, la propria vita.

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