Il calendario da me “rapinato” era dedicato al Principe Wilhelm von Wied, di cui io, all’epoca - da militare ignorante - ben poco sapevo, se non che aveva “regnato” brevemente sull’Albania agli albori della sua indipendenza, ma le illustrazioni che lo corredavano erano molto belle, ed anche rare, come scoprirò più avanti, e così……. iniziato a documentarmi, mi stupì soprattutto il fatto che il calendario in questione, dedicato ad un personaggio, sì importante per la storia albanese, ma la cui effettiva sovranità raramente e limitatamente aveva travalicato la cinta urbana di Durazzo, che egli aveva avuto il “torto” di scegliere come capitale, fosse stato edito dalla Bashkia (Comune) di Tirana.
Il perché di tale scelta, lo capii solo alcuni anni dopo, quando ebbi l’onore ed il piacere di conoscere Artan Lame, giovane politico, storico e collezionista di vero spessore. Ci incontrammo al Bulevard Kafé, nelle Kullat Binjake (Torri Gemelle) , dove io, in quel periodo, avevo fissato la mia “base operativa” tiranese, perché non solo molto bello e confortevole, ma - uno dei primi - era anche “wireless”.Ci capimmo subito; entrambi profondamente appassionati, sebbene con motivazioni diverse, della storia albanese, mi confidò che il suo sogno era di realizzare un libro sul Principe di Wied, ambizione che avevo – ed ho tuttora, malgrado tutto, anche io. E fu così che scoprii che il famoso calendario lo aveva fatto realizzare lui, quando, era stato Vice Sindaco.
Passano altri anni, ed Artan realizza il suo progetto, con la pubblicazione di “Princi i Shiptareve – Prince of Albanians – Wilhelm von Wied”, Botime Toena, Tirana, 2011.
E’ un libro splendido, essenzialmente iconografico (270 fotografie, di cui 80 inedite) , di una eleganza rara. Credo sia possibile affermare che non esista al mondo foto del Principe che, sul libro, anche con diverse varianti grafiche, non sia stata riprodotta.
A questo proposito, credo di poter vantare una piccola soddisfazione: la foto del Principe che, il 5 marzo 1914, si avvia in corteo, con la Principessa Sophie e l’Aiutante di Campo, Cap. Duncan Heaton- Armstrong, lungo le Rive di Trieste, per imbarcarsi sul “Taurus” che lo porterà a Durazzo, in Albania era – se non sbaglio – sconosciuta, finché non ce la ho “portata” io.
Il testo, in albanese ed inglese così come tutte le didascalie, non apporta molte novità, su una vicenda alla quale sono stati dedicati quanto meno una decina di libri, ma è arricchito da una prefazione di Petraq Gramo, che vanta rapporti di amicizia con la famiglia zu Wied, che gli hanno consentito di acquisire materiale fotografico inedito, ed un messaggio di ringraziamento da parte di Nikolaus Roth, Sindaco di Neuwied, la città di origine del Principe.
Se una osservazione – di curiosità – mi sento di fare è che, mentre nel testo, Artan Lame giustamente narra che il titolo del Principe era “Princ i Shqipërisë” (Principe di Albania), nel titolo del libro lo fa diventare “Princi i Shiptarëve” (Principe degli Albanesi), differenza di non poco momento, visto che – per ufficializzare una così più estesa “pretesa” di sovranità - bisognerà aspettare l’assunzione al trono di Zog I°, con le inevitabili rimostranze di poco gradimento da parte – quanto meno – degli jugoslavi, turbati dall’implicito richiamo alla “Grande Albania”, obiettivo che, invece si concretizzerà, sebbene brevemente e precariamente, sotto un altro Re, Vittorio Emanuele III° di Savoia (che però si fece chiamare “solo” Re d’Albania). Ma questa è tutta un’altra storia….

Con lo stile che ha già dimostrato in altre occasioni (*), Artan Lame ci accompagna nella breve ma intensa avventura del Principe, suddividendo il suo lavoro non già in capitoli freddamente numerati, ma con denominazioni che di per sé stimolano alla consultazione: le origini – i candidati – la Delegazione – le immagini – il Paese – l’arrivo – i personaggi – i simboli – il Palazzo – l’azione – la partenza – le tracce.
Oggi che - da pochi giorni - si può considerare ragionevolmente estinta l’unica “dinastia” che in Albania regnò effettivamente e durevolmente (aggettivo consentito solo dalla giovane età dello stato albanese), ci si potrebbe interrogare sul perché, a cento anni di distanza, vi sia ancora , attorno al personaggio del Principe di Wied, tanto interesse, sia in Albania che all’estero. Credo che la risposta stia nel fatto che – malgrado la brevissima durata del suo “regno” - ed anche il modo tutto sommato non proprio glorioso in cui è terminato, essa abbia rappresentato il primo serio tentativo di portare l’Albania nel contesto degli stati europei. E bisogna per l’appunto riandare a cento anni fa per capire cosa ciò possa significare. E ciò, a maggior ragione, nell’anno appena nato, che vedrà l’Albania celebrare il suo primo centenario.
Dopo un calendario, il Comune di Tirana ha dedicato al Principe anche una via, peraltro stretta e secondaria, dalle parti della stazione dei treni; ma la toponomastica, a Tirana, è stata sempre elastica e mutevole, e quindi, mentre auguro all’amico Artan Lame il più grande successo per il suo bellissimo libro, per il Principe auspico una via – se non proprio principesca – un po’ più degna.
(*) “Medaljet Shqiptare”, Botime Toena, Tirana, 2010, opera in tre volumi, di cui – credo – sono finora usciti solo i primi due.