PORTI YNE – Un libro sulla storia del Porto di Durazzo
Qualche tempo fa, un caro amico e collega albanese, già Ufficiale della Forca Detare Shqiptarë (Marina Militare Albanese), il Comandante Shefqet Kercelli, mi ha scritto per informarmi che al Bar Durazzo (di Trieste, meglio precisare) avrei trovato un pacchetto per me. Il pacchetto conteneva una copia del libro “Porti Ynë në rrjedhën e viteve” (Il nostro porto nel corso degli anni).Un libro – per me – è sempre il dono più gradito; se poi è di storia albanese, ancora di più.
Anche questa – chi mi conosce lo immaginerà già – non è una recensione nel senso classico del termine; non la ho voluta fare, e – magari anche per problemi di comprensione linguistica – probabilmente non ne sarei stato in grado.
Vi racconterò invece di una passeggiata (virtuale) che le pagine del libro mi hanno fatto piacevolmente fare , sul lungomare e sulle banchine del porto di Durazzo, dove, ancora relativamente giovane, ma certamente di “belle speranze”, ho assaporato la mia prima “Albania”. Qualcuno la troverà troppo personale, ma è così che io la ho vissuta….
Il libro, lo dice il titolo, racconta la storia del porto di Durazzo, il che è come dire la storia di Durazzo, e – per me – se Scutari è la mia “città dell’anima”, e Tirana è stata la “mia città” per due anni ed oltre, Durazzo , essendo stata, nell’ormai lontana e difficile estate del 1992, la mia prima Albania, è un po’ come “il primo amore….”
Con Shefqet ci siamo conosciuti quando stavo per iniziare la mia prima attività di ricerca, sulle origini della moderna marineria albanese, e mi fu presentato come uno degli interlocutori ideali; infatti, aveva già abbondantemente scandagliato, da parte sua, la materia.
A ciò aggiungiamo che, avendo io fatto l’ufficiale delle Capitanerie di Porto per quarant’anni, un libro che racconti la storia di un porto, ancorché straniero (non tanto e non sempre….) , dovrebbe essere come un invito a nozze.
Eccomi allora a sfogliare le pagine di un libro che, ancorché non rechi, in copertina il nome di un autore, gli rende poi giustizia, alla pagina due, indicando, il mio amico Shefqet Kercelli, “per pergagtitjen e ketij historiku punoi”, il che non necessita – per capire – eccessiva padronanza della lingua “shqipe”.
Qui , in realtà , cominciano i dolori, perché non sono (ancora…) in grado di capire l’albanese al 100%, ma ci sto arrivando, e proprio la lettura di questo libro, ovviamente aiutato dalla conoscenza degli argomenti che vi sarebbero stati trattati, mi ha fatto rendere conto che ….sto, magari lentamente, per arrivare al traguardo.
Avendo ormai lasciato il servizio attivo, ho sorvolato un po’ sulla parte tecnico-statistica, che si presenta comunque ben completa ed approfondita, gettandomi con vera avidità sulla prima parte, quella storica.
E qui è stato – ripeto – come fare una passeggiata sul lungomare, lunga non solo i miei quasi vent’anni – ormai – di frequentazioni albanesi, ma anche tutto un secolo che ho “sondato” , senza soste, su centinaia di libri…
E, cammin facendo, ecco che incontro personaggi reali, odierni, conosciuti personalmente, come quelli, altrettanto reali, ma ormai storici, che ho però solo “toccato con mano” nelle pagine di tanti libri, e che poi ho anche avuto l’ardire di fare miei nella mia modesta prima opera albanese che – benché intitolata a Scutari (*) – ha dedicato tre capitoli a Durazzo.
Ecco quindi citazioni del massimo storico durazzino contemporaneo, il Prof. Sali Hidri, e dell’Ambasciatore Ferdinando Salleo, autore a sua volta del pregevolissimo libro “Albania, un regno per sei mesi”.
Entrambi, in un “palmares” ricchissimo e prestigiosissimo, portano però una “macchia nera”: l’avere presentato il mio libretto , rispettivamente a Durazzo, nella Galeri Jozef dal carissimo amico Aurel Kaculini, agente marittimo, ed a Roma, al Circolo del Ministero degli Esteri.
Ma incontro anche l’Ing. Feruz Mataj, forse una delle prime personalità di rilievo da me conosciute al mio arrivo a Durazzo nel 1992, in una foto giovanile, da Direttore del Porto nel lontanissimo 1961; più avanti, verso la fine degli anni ’70, se non erro, sarà Vice Ministro dei Trasporti.
Paolo Muner e Feruz MatajPassando dalla contemporaneità alla storia, ecco il Principe Guglielmo di Wied, con il suo effimero regno di sei mesi nel 1914, praticamente tutti legati all’ambito portuale, sia per il suo arrivo (da Trieste), la partenza (per Venezia), il breve viaggio interno (per Valona), ma anche quella “ritirata” precauzionale a bordo della Regia Nave italiana “Misurata”, nella giornata più calda dei combattimenti contro i ribelli, che gli resterà addosso come una macchia di “fuga”…, ma anche perché il Konak (riadattato a palazzo reale), si affacciava direttamente sul porto, ed anche perché – diciamocelo – la sua effettiva sovranità raramente è andata oltre la cinta portuale durazzina.
Se una osservazione mi sento di voler fare è laddove il libro dedica, al periodo 1939-43, solo poche righe; non è per vetero nazionalismo (chi mi conosce sa che lo faccio sempre in buona fede ed in modo documentato), ma è innegabile che quei cinque anni siano stati forse quelli in cui il Porto di Durazzo ha lavorato più intensamente (soprattutto in relazione all’epoca). Basti pensare all’ imponente mole di opere pubbliche ed infrastrutture realizzate – in tutta l’Albania – in quel periodo, cosa che viene riconosciuta da tutti, per non cercare di immaginare l’immensa quantità di merci, prodotti, materiali da costruzione, macchinari, ecc. che devono essere transitati per quel porto, stante la ancora limitata operatività degli altri scali albanesi.
Invece si dedica una – giusta – pagina ai combattimenti del Venerdì Santo 1939, ma come se poi, di conseguenza, nulla, nel bene e nel male (anche una guerra è male, ma fa lavorare – e quanto! – fa lavorare i porti……), sia accaduto nei cinque anni successivi.
Viene un sospetto, che , in Albania spesso ancora “fa sistema”: che – per la storia del secolo passato – si sia attinto troppo “a piene mani” da qualche pubblicazione “di regime”, che aveva tutto l’interesse a minimizzare, ovvero ad ignorare, le cose, posto che – parlandone – sarebbe stato praticamente impossibile parlarne male.
Ma è solo un sospetto. O forse non ho saputo leggere bene…
(*) Nje histori Shkodrane, Botime Almera, Tirana, 2009.
NOTA: Il libro è scaricabile in pdf da questo link.












3 commenti
“Porti Ynë në rrjedhën e viteve” (Il nostro porto nel corso degli anni). Un libro – per me – è sempre il dono più gradito; se poi è di storia albanese, ancora di più. Recensione libro di Paolo Muner
Pertinente, misurato e sempre acuto il commento qualificato del Comandante Muner. Chissà che ne pensa un”capitano di lungo corso” come Feruz Mataj che saluto caramente.
Non l’ho ancora letto il libro, ma comunque mi sento di fare i complimenti al autore. Credo che sia il primo libro dedicato al porto più grande del Albania. Durazzo come città è nata proprio partendo dal porto, questo porto che ha origini antichissime del quale però non si è parlato abbastanza