Daja Mark, lo zio Mark era sposato con la zia di mia madre, l’ultimo ricordo che ho di lui prende forma in un pomeriggio estivo mentre egli cercava con bonaria tenacia di rendermi capace di svolgere una versione di Cicerone. La sua esile figura e il forte temperamento non facevano trasparire nessuna traccia delle sofferenze e persecuzioni che gli erano state imposte dal rigido regime comunista. Solo il suo messaggio di amore per la cultura si impossessava della mia mente.
Mark Dema nacque a Scutari nel 1920 in una famiglia profondamente cattolica, i suoi studi fin dall’infanzia vengono indirizzati nel rispetto delle credenze della famiglia e a 6 anni viene iscritto al collegio dei “Gesuiti”. In questo istituto scopre e decide di inseguire le sue due passioni più grandi, la Teologia e la Letteratura. A soli 16 anni si trasferisce a Roma per frequentare il Collegio Urbano “de Propaganda Fide” e contemporaneamente termina gli studi in Teologia, si laurea in Filosofia con indirizzo mitologico ed ottiene un attestato di frequenza alla facoltà di Lettere a Roma.
Mark sceglierà in seguito di non consacrarsi ai voti; la carriera dell’insegnamento lo attrae di più e il poter comunicare ai giovani la stessa passione che arde in lui per la cultura. Ne ha occasione al liceo “G. Leopardi” a Roma ma dopo qualche mese soltanto, la nostalgia di casa prende il sopravvento in lui. A nulla valse il consiglio di non partire del Vaticano con cui aveva mantenuto ottimi rapporti. Nel 1944 Mark, insieme a due preti albanesi, fa ritorno all’amata Scutari, ignaro della reale situazione politica Albanese dopo la “Liberazione di Novembre”, all’oscuro del seme marcio e crudele della dittatura comunista che si stava facendo strada nel paese. I due preti verranno fucilati in seguito e secondo i registri del Vaticano ben 250 sacerdoti risultano vittime della pena capitale.
Ritornato in patria si rende conto presto del clima instauratosi ma mai fino in fondo, non ha mai saputo avere delle opinioni di facciata e delle frasi false che lo uguagliassero al resto della popolazione terrorizzata. Il suo primo impiego è alla Biblioteca Nazionale di Tirana e dopo sei mesi ha l’opportunità di dedicarsi all’insegnamento come professore di lingua e letteratura latina ad Argirocastro. Nel frattempo a Tirana si svolgeva il processo di Padre Anton Harapi, importante filosofo ed esponente politico del clero. Da qui la prima provocazione:
- Cosa ne pensi professor Dema del processo a Padre Anton Harapi? - , gli chiedono studenti manovrati dall’alto.
- Come politico non lo conosco ma come scrittore è molto bravo -, risponde sinceramente Mark.
Tanto basta per allontanarlo dal lavoro, rispedirlo a Scutari a dedicarsi ai lavori di manovalanza nella costruzione di strade e ponti. Era solo l’inizio di una faticosa odissea tra lavori d’insegnamento e lavori di fatica, trasferimenti in giro per il paese sempre in attesa del più piccolo errore per trasformarlo nel capro espiatorio delle colpe del capitalismo, umiliarlo pubblicamente come traditore e cospiratore.
Nel buio di quegl’anni però sembra che Mark abbia trovato un po’ di luce nel dedicarsi con tutte le sue energie ad un progetto che il regime non poteva controllare. Seguendo il consiglio dell’amico Pashko Gjeçi, noto traduttore in albanese della Divina Commedia, Odissea e Faust, inizia la traduzione dal latino all’albanese dell’Eneide di Virgilio. Esistevano alcune copie dell’Eneide in albanese ma erano state tratte a loro volta da opere in italiano e mai dall’originale in latino, mentre Mark aveva il carattere del perfezionista e voleva renderne una traduzione ottimale. Lavorò al progetto per oltre 14 anni con zelo, immerso in un mondo tutto suo che nulla aveva a che fare con la realtà quotidiana che lo circondava. l figli ricorda con tanto affetto interi giorni dedicati ad un unico endecasillabo per trovarne l’espressione migliore.
Mentre i suoi studenti lo adorano e seguono immobili le sue lezioni, esponenti del partito lo tengono sotto controllo. Vari i suoi trasferimenti e le accuse che gli causano i licenziamenti, dalla poca conoscenza della storia del comunismo al fomentare il libero pensiero, fino ad arrivare all’arresto a Durazzo il 5 Novembre del 1971 con il capo d’imputazione di “Alto tradimento alla patria, sotto forma di spionaggio senza attuazione di fatti concreti”ed “Agitazione e propaganda” , la moglie Terezina viene arrestata anche lei con l’accusa di “Agitazione e propaganda” e per non avere denunciato il marito, mentre fuori li aspettano Alfred e Zherard, i due figli piccoli, che hanno un destino già segnato.
Nel luglio del 1972 a Tirana inizia il processo contro i coniugi Dema. Mark in questi 7 mesi è stato brutalmente picchiato, torturato e drogato. Sotto l’effetto di potenti farmaci in aula ammette di aver sempre odiato il comunismo e si dichiara colpevole a tutti i capi di accusa. I testimoni sono solo povere persone che ripetono quello che era stato loro ordinato di dire, persone con famiglia che temono di finire allo stesso modo. In questo modo il meccanismo dello stato prosegue impunito, trasformando in atto legale crimini e sadici capricci. Come tutti i processi dell’epoca , anche questo si chiude con la richiesta del magistrato: “vuoi da questa Corte giustizia o pietà?”; pietà quasi sempre la risposta. Mark Dema viene condannato a 17 anni di carcere e la moglie Terezina a 4 anni. Fortunatamente in carcere sfruttarono la sua abilità di uomo di studi per censimenti e stesura di documenti. Ormai lo Stato aveva compiuto la sua manovra per mantenere il clima di terrore, un agitatore era stato condannato, vinto nel fisico e nell’anima. A noi rimane la sua storia e la sua opera.
“Eneide,IV,702-705”
… “hunc ego Diti
sacrum iussa fero teque isto corpore solvo”:
sic ait et dextra crinem secat, omnis et una
dilapsus calor atque in ventos vita recessit
“Simbas urdherimit po shkoj t’i sjell Plutonit
pengun që ati I takon; po të çliroj
prej prangave të trupit”. Këto thotë
edhe me dorë ia shkul fijen e flokut.
Në ças lëshoj atherë frymën e fundit
Didona e shpirti i fluturon n’ajri.