Le musiche e i canti partigiani erano molto belli – e qui stacchiamoci dall’ideologia, per una persona che ascolta musica e sente voci senza nemmeno capire il significato di quelle parole, ciò che conta è la melodia e non la politica.
Ma quello che di straordinario ascoltavo erano le musiche popolari, sia suonate che cantate. Non dimenticherò mai quelli a più voci, con l’iniziale “assolo” poi seguito dal coro. Roba che se ci penso a distanza di tanti anni mi viene la pelle d’oca. Magari potessi avere dei DVD o CD con i canti della zona di Gjirokastër o di altre regioni dell’Albania. Una musica unica al mondo, inimitabile. Altra sua grandissima particolarità, era di unire accadimenti attuali a motivi di antichissima tradizione. Io sono italiano. Pensate: se dovessi ascoltare una musica regionale antica con testi che riguardano la vita d’oggi, MI VERREBBE DA MORIRE DAL RIDERE!!! CREDETEMI!!!

Tempo fa un mio amico albanese che vive in Grecia, mi scrisse di chiedergli un regalo. Quando gli ho chiesto di mandarmi dei DVD o CD contenenti musica popolare, non li ha trovati e m’ha spedito della musica leggera albanese. Non vi dico la delusione: pareva di stare a San Remo.
È nel giusto Mateo Çili quando in un articolo di tempo fa ha scritto: «L’originalità che ha sempre contraddistinto il nostro popolo si è scontrata con il capitalismo spietato. E io mi rammarico che una domanda semplice non è mai balzata nel cuore di nessuno. Siamo davvero più liberi ora?».

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