Da Scutari, la città del centro nord Albania caratterizzata da grandi tradizioni culturali, si ferma a Firenze nella città di Dante, nella culla del Rinascimento Italiano, per seguire gli studi universitari. Çezarin Toma è uno degli studenti albanesi in Italia che grazie alla sua volontà e le sue capacità ha saputo integrarsi nella società italiana, mantenendo e mostrando sempre in evidenza i suoi valori e le tradizioni albanesi. È stato uno degli studenti albanesi fondatori sia dell’associazione A.S.U.F. (l’Associazione degli Studenti Albanesi a Firenze) che esiste anche tutt’oggi, sia della loro rivista rappresentativa intitolata ORA.
Toma si è laureato in Lettere Moderne con una tesi sul grande poeta e scrittore italiano Giuseppe Ungaretti e il suo “dolore”, per proseguire una specializzazione in Filologia Moderna con una tesi di ricerca letteraria tra l’Albania e l’Italia “La Fortuna degli Scrittori Italiani Moderni in Albania”, presso l’Università degli Studi di Firenze.
Ma il suo percorso formativo non riempie tutta la mia curiosità, così lo definisco una bella cornice del quadro della sua vita, e vado a curiosare oltre, dentro la melodia delle sue poesie, le quali parlano più di ogni altra cosa, vanno oltre specializzazioni che sono e saranno un patrimonio di grande valore per Cezarin Toma. Le sue note poetiche sono quelle che definiscono lui come persona, la filosofia e il messaggio che trasmettono in ognuno di noi.
Nel 2005, riceve il Premio Nazionale della Poesia “Iris di Firenze” con “Ricordo Assurdo”, una poesia di lineamenti dolci, ma con un carattere grintoso, ogni parola viene caratterizzata da ricordi del passato, di passaggi storici senza nomi, che sono stati vissuti o ricordati. Un ricordo assurdo che nasce dalle assurdità di tutto ciò che ha travolto il paese di Cezarin. Invece, a Scutari, in Albania, ha pubblicato il suo primo libro, intitolato “I Misteri della vita”.
Un anno più tardi, nel 2006, gli viene consegnato il Premio Firenze, con la poesia inedita “Eccomi” . Una poesia che con la leggerezza della forza, lo fa uscire dai “ricordi assurdi” per rivelarsi al mondo ancora con sentimenti spezzati, che lo portano alla sofferenza trascinata dalla realtà del suo paese. Più vado avanti a leggere le sue poesie e più mi convinco che la filosofia che usa e molto forte, e la grinta delle frasi si trasforma in una “rabbia” che lui usa in modo elegante per far capire il suo dolore per le ingiustizie subite, nonostante in lontananza, ogni suo pensiero inconsapevolmente “vola” nella sua Patria.
Una delle sue ultime poesie traspare tutto ciò che questo poeta vuole far capire, che non si dà pace e dedica la poesia intitolata “NOI”, a tutti i martiri e alle figure più importanti della letteratura albanese, sottolineando tra loro Gjergj Fishta. Con questa poesia Toma ha rappresentato se stesso ottenendo il Premio Speciale dalla giuria della 28-esima edizione del Premio Internazionale di Narrativa e Poesia “Giorgio La Pira”, nella Giornata Internazionale della Pace della Cultura e della Solidarietà, svolto a Pistoia il 21 novembre scorso. Toma era l’unico partecipante albanese di questa edizione e la sua poesia è stata premiata in una selezione tra 8000 opere presentate.
Cezarin Toma è stato definito in Italia come: “La promessa della poesia contemporanea albanese”. Mentre io vorrei concludere, con alcuni versi di una delle sue poesie:“…Gridare è solo un piacere dell’invidia ma tacere è un dolore che ti uccide ancora di più...”
Le poesie premiate
Ricordo assurdo
Ricordo assurdo, i miserabili noi!
Scherziamo con la fortuna della nostra storia
e con le pietre lapidiamo la pietà.
Le macerie ci sono cadute sopra la fronte
che miseria, nessuno piange.
Siamo liberi per essere prigionieri,
io qui a Firenze e voi di là in Albania.
Con una preghiera ricordami
Con una preghiera ricordami
nel giorno in cui morirò.
Accendi soltanto per me la candela
che oggi ti ho regalato in segno di gioia
e l’anima mia riposerà in pace
con la fiamma dell’amore.
Per me non piangere
perché mi feriranno le tue lacrime,
conserva le mie parole nelle vecchie pergamene,
e tu vivi la vita nell’amata Firenze
E tu o corpo silenzioso
riposerai insieme con i tuoi fratelli
sopra le argille della terra.
Freddo e caldo più non avrai
ma ascolterai soltanto il canto del pianto
come un inno del ricordo in segno d’amore.
La morte sarà tua sorella
e consolazione, avrai dalla natura
le melodie delle sue stagioni.
Ancora abbiamo un muro Fratelli.
Ancora abbiamo un muro fratelli,
che si deve distruggere fino alle fondamenta
per vedere l’orizzonte desiderato.
Ma come posso calmare le tue acque,
o mia cara terra?
Vivere non basta!
(Poesia del “Premio Iris” 2005)
Eccomi!
Eccomi! A mani vuote, indifeso,
la primavera ha ferito la mia gioventù.
La Venere se ne è andata dalla conchiglia della sua creazione
e ha crocifisso la mia anima con il frutto dell’Eden.
La notte è diventato un canto funebre aspettando la mia morte
e il mio cuore si è spezzato nell’abisso dell’amore.
La vita non ha pietà dei miei sentimenti
e nella mia pace ha dichiarato una guerra feroce
che mi ha strappato per sempre tutto ciò che avevo.
Gridare è solo un piacere dell’invidia
ma tacere è un dolore che ti uccide ancora di più.
Salvarsi! Aggrappandosi alla speranza?
Oh! È come tuffarsi nell’infanzia
dove la memoria e l’innocenza non ha paura di vivere.
O madre! Quanto era doloroso il parto
quando mi hai portato nella vita?
Con quale formula hai battezzato il mio nome?
Fin quando devo sopportare la maledizione delle streghe
e trovare rifugio nei sentieri della misericordia?
(Poesia del “Premio Firenze” 2006)
Noi
Noi abbiamo ucciso i tuoi figli o Padre!
Siamo impietosi quando uccidiamo
perché abbiamo nel sangue la vendetta
e questa parola ci rende orgogliosi, uomini.
Siamo crocifissi con la violenza dentro di noi,
imprigionati con le nostre mani,
non abbiamo voluto ascoltare la verità.
Noi siamo andati contro la storia
e abbiamo creato nuove bandiere e nuovi inni.
Con immoralità, ignoranza e vergogna
abbiamo seppellito e disseppellito in nome del popolo
le spoglie delle figure d’orgoglio dell’Albania
e li abbiamo buttati nei fiumi sporchi
solo per cancellare il loro nome di lode.
Noi abbiamo negato il tuo nome o Padre
e violentato la tua santa figura
solo per adorare e cantare lode ai nostri tiranni.
Mentre oggi facciamo finta che non è successo niente,
camminiamo ancora nel vecchio fango tuffati fino alla gola
e come onesti cerchiamo di dimenticare la storia.
Oh Padre! Abbi pietà di noi.
(Poesia della Segnalazione speciale Premio“Giorgio la Pira” 2010)