ALBANIA NEWS

Switch to desktop Register Login

Appunti di un viaggio in Kosovo

Tra la fine il 22 agosto ed i primi giorni di settembre  2005, esattamente un lustro fa, ero a Prishtina,  per seguire le lezioni del XXIV Seminario Internazionale per la  Lingua, Letteratura e Cultura Albanese, presso la Facoltà di Filologia.

Ospite dell’Hotel Illiria assieme a tanti altri studenti provenienti da tutto il mondo: nella mia classe, oltre ai miei 2 compagni molisani, e un calabrese, Giulio Peta (1), c’erano anche studenti tedeschi, siriani, bulgari.

Una classe multiculturale, poliglotta, eterogenea sia come provenienza geografica che come formazione, ma con un forte comune denominatore: il legame con la lingua albanese.

prishtina_4


Sono una italo - arbëresh, figlia della diaspora che 500 anni fa spinse gli Albanesi a scappare dalla propria terra in seguito alla dominazione turca,  nata in un posto di mare, Campomarino - Këmarin, sulla costa molisana e cresciuta con la curiosità di scoprire cosa ci fosse nell’altra parte del mare Adriatico, per conoscere  a fondo le mie radici.

Una breve esperienza di viaggio, a conclusione di un percorso formativo sulle minoranze linguistiche arbëresh e croate del Molise, promosso dalla Regione Molise, mi aveva portato, nel giugno 2005, in Albania, esattamente a Durazzo, Tirana, e poi Kruja.
Un viaggio  via mare durato una notte intera, un ricordo lungo tutta una vita, continuato poi, sempre ad agosto dello stesso anno, in Kosovo.
Partenza da Roma, miniaereo sgangherato, una quindicina di passeggeri in tutto, poi scoprii che erano tutti studenti italiani  che partecipavano al Seminario, passaggio sull’inconfondibile estensione nera del Mali Zez, il Montenegro, arrivo aeroporto di Prishtina.

Immagini vive e dinamiche
Via Bill Clinton, l’Università, la biblioteca nazionale, il professor Imri Balladaj con i suoi “Pushimi, pushimi”, standardizzazione linguistica,  Bardh Rugova, Lindita Seidju, l’ottativo, unë flas shqip, faleminderit, mirupafshim, il gelato da Fellini, le serate culturali di poesia, teatro e cinema rigorosamente shqip, le visite a Deçan, Prizren, l’ospitalità  dei Kosovari, Kosovart mikëprites.  

E poi immagini tristi,  tutte nuove, seppur raccontate e viste  per mesi dalle televisioni italiane e di tutto il mondo…
Le camionette  Carabinieri italiani, le jeep inquinanti dell’ONU, il quartiere ONU, vera città nella città, il viaggio, sul bus per Skopje, in Macedonia, con una donna kosovara che mostra l’immagine della sua casa bruciata dai serbi,  la madre che racconta piangendo della uccisione brutale della figlia a causa della guerra, le foto sbiadite delle persone scomparse lungo la via principale di Prishtina, le scritte “Jo Negociata, Vetëvendosja” su tutti i muri,  il pranzo in un baretto a Grecianize accanto ai soldati francesi occhi celesti e mitra sul tavolo, ancora tante altre storie di sofferenza e di paura di tornare indietro negli anni della guerra ormai conclusa ma ancora viva nei ricordi.

La mattina del 26 agosto 2005,  ero in giro, ricordo che mi fermai vicino ad un recinto all’interno del quale c’erano molti soldati, molto fermento, un’aria insolita, giocosa, come di festa, ma non capivo cosa stava succedendo.
Poi giunse la notizia: era il giorno della prima pietra per la chiesa in onore a Madre Teresa.

invito_cerimoniaQuel giorno io ero lì, proprio lì, con la mia amica Costanza, arbëresh molisana,  con Giulio, arbëresh calabrese,  Antonio, insegnante di spagnolo e poliglotta, ad assistere per caso, solo per caso, ad un evento così importante. La prima pietra della Cattedrale  in onore di Madre Teresa!

Come mi raccontò dopo Giulio, alla cerimonia ufficiale,  presso l’Hotel Prishtina alla quale  noi studenti fummo invitati, erano presenti tutte le massime autorità, il Presidente della Kosova, Ibrahim Rugova, il Mons. Mark Sopi, Vescovo della Kosova, l’Arcivescovo di Washington DC, Teodor  McCarrick.
Giulio stesso regalò al Vescovo Mark Sopi alcune foto sui costumi arbëresh,  e scambiò con lui qualche parola: “Ancora oggi, dopo 500 anni, il legame è forte. Imi shumë mot bashk….me zëmrën”.

La mia amica Costanza ed io non andammo alla cerimonia ufficiale: non amo le cerimonie e tantomeno l’ufficialità.
Amo però molto le figure come Mëmë Tereza, così scriverei il suo nome in arbëresh, ricche di umanità, capaci di aiutare le persone deboli, umili e allo stesso tempo forti,  e che riescono a guidare il mondo verso la  giusta direzione.

L’augurio, in questo giorno di festa,  è che questa piccola grande donna rimanga una speranza  per la Kosova, come per  ogni altra zona del mondo martoriata dai conflitti etnici, o dalla fame, o dalla povertà, e che una parte della sua grande umanità arrivi, penetri fino in fondo le nostre povere anime.

1. Ringrazio Giulio Peta per la sua testimonianza e per avermi inviato materiale prezioso che mi ha aiutato a ricordare alcuni dettagli di quella storica ma semplice giornata.

Vota questo articolo
(13 Voti)

Articoli Correlati

Enrico Bisi e Erjon Kadilli rappresentano l’Italia all’One World Festival di Prishtina
Michele Greco da Valona: Rinascimento e cultura adriatica nell’arte sacra del XVI secolo
Pavarësia nga Shqipëria. Wikileaks, Hashim Thaçi dhe Sali Berisha
Dy fakte, një gënjeshtër, asnjë konkluzion
Edizione europea di “Incontri di civiltà” del prof. Gëzim Alpion
Rovereto: Kosovo senza violenza. Storia e pensiero di Ibrahim Rugova

Consigliati su Facebook

Popolari della Settimana

Il meraviglioso popolo dei Buskali della valle di Hundeza
Gli Albanesi e l’Albania - Un importante studio del geografo Ferdinando Milone pubblicato nel 1942
Un viaggio lungo una vita: l’Albania di Edith Durham
Aurel Mengri, un uomo alla ricerca dell’assoluta conoscenza
Zgjedhja e Presidentit në një vend pa udhëheqje
Berisha: La cittadinanza albanese per chi investe 100 mila euro nel paese

A.News su Facebook

Maria Assunta Fazzano

Laurea in Scienze Statistiche Demografiche e Sociali, Master II livello in “Fonti, Strumenti e Metodi per la Ricerca Sociale” conseguiti presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Esperta area linguistica arbëreshe. Collabora al progetto Molise Cultura Regione Molise/FormezPA

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Commenti Facebook ()

Lascia un commento su Facebook

Commenti A.News (2)

2 commenti

  • Paolo Muner

    Komplimenta, Marja Asundia, per l'articolo e la testimonianza. Sta diventando una piacevole costante di ANEWS trasmettere sensazioni ed emozioni, e credo sia una delle cose che più “ci” differenzi da altre realtà solo apparentemente simili.

    Ma l'articolo contiene ancora qualcosa di prezioso, dal punto di vista del “documento storico”, perchè ci mostra, purtroppo su piccola scala, lo stemma allora adottato della Kosova, che avrebbe dovuto poi diventare la bandiera del futuro stato indipendente; invece non si è mai capito perchè abbiano adottato l'attuale bandiera, che – a me - sebbene solo da un punto di vista grafico e vessillologico, piace poco. Ma mi rendo conto che non è mai molto carino fare apprezzamenti su un simbolo così sacro quale una bandiera (per giunta degli Altri) e quindi mi fermo qui. In ogni caso, grazie Fazzano anche per questo. Alla prossima..

    Paolo Muner Domenica, 05 Settembre 2010 22:01 Link al commento
  • Darina Zeqiri

    Come vorrei fare anch'io il viaggio che hai fatto tu alla scoperta delle tue origini.
    Certo, eviterei lo stato critico della situazione ;-) ,ma dev'essere proprio bello, toccare una terra, circondarsi da una lingua ed incontrare la cultura dalla quale provieni.
    Io mi riferisco a Ciamuria che è tutta un'altra storia ma, credo che il legame con le origini sia imprescindibile ovunque si trovino e del perché.


    Tu hai assistito involontariamente ad un evento che per il Kosova è stata decisamente importante. ( chissà come hanno reagito i macedoni, pardon i fyrominesi? Mi riferisco all’articolo di pochi giorni fa di Muner ;-) )

    Ahimè, Madre Teresa di Calcutta ha vissuto il svolgersi di troppe inutili ( qualora ci fosse un’utilità) e stupide guerre e comunque ha potuto fare ben poco.
    Il tuo augurio è l'augurio che gridano in silenzio tutte le persone sofferenti e quelle che la sofferenza assurda delle guerre la ripudiano.
    Mi unisco a te!

    Darina Zeqiri Domenica, 05 Settembre 2010 16:10 Link al commento

Lascia un commento su Albania News

Se non vuoi utilizzare il tuo profilo facebook, puoi commentare direttamente con il nostro sistema interno dei commenti. Assicurati di inserire il (*) le informazioni richieste dove indicato. Codice base HTML è permesso.

Copyright © 2012 Albania News - Registrato al Tribunale di Modena al numero 1973 del 30-09-2009

Top Desktop version