Durante il viaggio spazio-temporale che il film mi regalava ho iniziato a riflettere sul cinema albanese e i passi difficili che essa intraprende nel Paese delle Aquile. Mi sono imposto nel ruolo dello spettatore e mi sono chiesto qual'era l'ultimo buon film “made in Albania”. Era passato cosi tanto tempo. Il cinema si è posto dei limiti nella produzione delle pellicole nuove a favore di altre attività più redditizie?
Ma è colpa dei cineasti che non sono in grado di produrre una storia da portare nel grande schermo? Dello stato che non investe sull’arte cinematografica oppure la scuola d’arte che non è più quella di una volta? Di storie c’è ne sono abbastanza, non biasimo chi dice che “Tirana è un grande unico palcoscenico” , ed è colpo del buon cinema e della buona letteratura metabolizzare la storia recente. La storia recente albanese, purtroppo, è stata molto movimentata, a cominciare dalla caduta della dittatura, alla guerra del Kosovo. Senza parlare del Kanun dal quale si possono avere spunti sul prossimo film di successo. Ma lo Stato è concentrato a fare strade che si traducono in voti per investire seriamente nel cinema, mentre sembra che la scuola d’arte non riesce a riprendersi dalla fuga dei intellettuali più famosi del paese.
Solo nello scorso anno l’Albania ha perso due figure che hanno scritto la storia del cinema albanese, Kadri Roshi e Violeta Manushi che con i loro film (impostati sicuramente ad un certo format per via del sistema dittatoriale che questo paese ha passato) ci hanno regalato la gioia di vedere dei pezzi rari in albanese.
I professionisti nostalgici dicono che i film albanesi erano seguitissimi nella Cina comunista dello stesso periodo, il consumatore più grande dei nostri cortometraggi. E' assurdo pensare che proprio adesso che siamo in un mercato libero abbiamo perso l’orientamento e non sappiamo quali possono essere le novità culturali da offrire al pubblico nazionale ed estero. Sicuramente il problema del marchio “made in Albania” esiste un po’ in tutte le sfere della produzione e si riflette anche nel cinema.
Gli investitori non possono rischiare il loro soldi in un attività di una clientela ridicola (l’area albanofona conta sui 7 milioni di albanesi) che preferirebbero l’ultimo film di James Bond piuttosto che una storia con pochi effetti speciali e già sentita. Per di più anche la situazione dei cinema esistenti non è delle più rosee. Le situazione appena fuori Tirana è a dir poco tremenda. La maggior parte dei cinema sopravvivono grazie ai filmi a luce rosse, un settore dove la crisi non si è mai sentita.
L’innovazione nel cinema albanese deve partire dalla tecnologia usata nella produzione delle pellicole, nell'invitare gli investitori stranieri del campo a creare un azienda cinematografica e dare a loro dei incentivi dallo stato per rivivificare un campo che ha toccato il fondo. Milionarie è stato un successo planetario pluripremiato, made in Bollywood. Perché non prendere esempio?. Viviamo in un era dove la privatizzazione è tutto, ma non si può non dare il proprio contributo a investimenti che innalzino una cultura quasi dimenticata e risaltino lo spirito dell’aquila.