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Il “Codice Da Vinci” albanese ed il mito della tolleranza religiosa

Ben Blushi, noto giornalista albanese, attualmente deputato del Partito socialista, di recente ha pubblicato il romanzo “Vivere nell’isola” nel quale affronta il tema della tolleranza religiosa degli albanesi nel corso dei secoli.
Ben Blushi Autore del romanzo "Vivere nell'isola"
Utilizzando personaggi e luoghi di fantasia ha cercato di tratteggiare il carattere religioso albanese attraverso le varie conversioni susseguitesi nel corso della storia.

Concentrandosi in particolare sul passaggio dal Cristianesimo all'Islam, Blushi sostiene che esso è stato determinato più da un'imposizione forzata che da una naturale inclinazione filosofica della popolazione.

Questa tesi ha provocato la reazione della comunità musulmana. Diverse associazioni islamiche hanno reagito pubblicamente considerando il libro un'offesa ai musulmani albanesi e un danno per la tradizionale armonia religiosa del Paese. Il libro è stato considerato da alcuni come una sorta di “Codice Da Vinci” albanese, in riferimento all’affascinante romanzo di Dan Brown, ed il dibattito si è immediatamente sviluppato a vari livelli coinvolgendo noti intellettuali che hanno analizzato la storia e le cause che hanno creato la particolare dimensione religiosa albanese.

Il dibattito si è sviluppato anche tra la gente comune e grazie a Internet sono stati riportati alla memoria dell'opinione pubblica diversi incidenti a carattere religioso avvenuti in questi anni dopo il ritorno alla democrazia. E giustamente anche questa volta i cittadini si sono posti la domanda naturale se la tradizionale armonia tra le religioni ed il mito della tolleranza albanese è sufficiente a resistere in un periodo in cui la presenza religiosa ha assunto un ruolo piu profondo che in passato sia sul piano globale, sia su quello regionale nei Balcani.

L'attuale situazione vista in retrospettiva

Vista la situazione attuale credo sia utile portare all’attenzione dei lettori il fatto che il dibatitto non è il primo di questo genere che si sviluppa dalla fine della dittatura all'inizio degli anni '90.

Vorrei citare il significativo caso di un edificio all’interno dell'antico castello di Rozafa, nel nord dell'Albania (che riporta alla memoria una delle più note leggende della storia albanese di cui possiamo parlare un altra volta), che ha suscitato un simile dibattito. Alcuni ritengono che quell’edificio rappresenta la sintesi della storia religiosa albanese perché dopo essere stato in origine una chiesa, fu in seguito convertito in moschea a seguito dell’invasione ottomana. Nel 2006 l’ambasciata degli Usa stanziò trentamila euro per restaurare quell’antico edificio di grande valore culturale. Questo da subito suscitò un dibattito tra la comunità musulmana e quella cattolica della città di Scutari con i primi che volevano restaurarla come moschea e i secondi invece come chiesa.

Secondo alcuni opinionisti i toni del dibattito pubblico sull’identità religiosa albanese, nel caso della polemica del 2006 come in quello della pubblicazione del libro di Ben Blushi, mostrano che l’armonia religiosa tra gli albanesi corre un grave rischio e che il mito della tolleranza religiosa degli albanesi, dopo quarant’anni di ateismo imposto dalla dittatura comunista, ora in democrazia potrebbe risultare indebolito.

Io non condividevo questa tesi nel 2006 e non la condivido oggi, dopo la pubblicazione del libro di Blushi, e credo quindi che si debba fare una riflessione più critica al riguardo del rapporto degli albanesi con la dimensione religiosa.

Un’opinione molto critica sul mito della tolleranza

Il giornale albanese “Korrieri”, il 18 gennaio 2006, pubblicò in prima pagina un articolo di Fatos Lubonja, un opinionista molto noto, intitolato Basterebbe soltanto il mito della “tolleranza religiosa”?, nel quale l’autore sosteneva che nascondersi dietro un mito storico potrebbe provocare una miopia molto rischiosa per la società.

Lubonja, che è molto conosciuto per la sua avversione ai miti in generale e a quelli della storia albanese in particolare, sosteneva che quando i miti perdono la loro attualità, se la società non sviluppa una capacità di autocritica e una vigilanza sulla propria storia, la situazione che ne deriva è negativa e non può che peggiorare.

Detto così sembra che Lubonja abbia del tutto ragione e se la sua affermazione corrisponde con la realtà di allora e con questa recente in relazione con la storia religiosa degli albanesi, può servire a fare un'analisi razionale. Nel suo articolo si chiedeva in modo provocatorio perché se gli albanesi sono stati così tolleranti sul piano religioso, come mai non lo sono stati nei confronti dell'altro? Questo stereotipo, secondo Lubonja, ha contribuito a costruire il regime più totalitario in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

Tuttavia, la storia non è letteratura sia nel caso del libro di Ben Blushi sia nel caso dell’opinione di Fatos Lubonja. L’isolamento dell’Albania comunista sia nei confronti dell'Occidente che del blocco comunista, è un dato di fatto storico e significativo, ma come è stato dimostrato, questo isolamento era più il risultato della politica globale dell’epoca che delle scelte locali del regime albanese.

L’Albania, che dopo la seconda guerra mondiale entrò a far parte a pieno titolo del “Patto di Varsavia”, dal 1961 ruppe le relazioni diplomatiche ed economiche con l'Unione Sovietica. Nel 1968, quando l'Urss occupò la Cecoslovacchia, Tirana interruppe tutte le relazioni con i paesi comunisti del “Patto di Varsavia”. Se fosse stato altrimenti, questo negli anni successivi sarebbe costato molto sia dal punto di vista politico che finanziario particolarmente all'Italia e alla Grecia, Paesi membri della Nato e dell'Unione Europea. Avere la flotta sovietica nel Mare Adriatico e nello Jonio avrebbe messo a rischio la stabilità di questi paesi e dell’Europa occidentale in genere. L’uscita dell’Albania dal “Patto di Varsavia” rese possibile la formazione di un’area geopolitica neutrale ad ambedue i blocchi, finendo per isolare solo il popolo dell’Albania dal resto del mondo.

Allora come oggi, l'Albania non potrebbe decidere da sola in modo autonomo e indipente dalla geopolitica globale. Detto questo, si capisce facilmente che il primo argomento sostenuto da Fatos Lubonja cade poichè lui compie un grosso errore confondendo la causa con le conseguenze.

Il mito della tolleranza religiosa degli albanesi

Riguardo alla tolleranza religiosa nello stesso articolo Lubonja si domandava: come mai gli albanesi essendo cosi tolleranti hanno potuto distruggere chiese e moschee e proibire la pratica religiosa durante il periodo del regime totalitario, una cosa che non è successa in nessuna delle altre nazioni dell’Europa comunista?

Prima di rispondere a questa domanda è necessario tenere presente che Fatos Lubonja è figlio di un ex leader della passata nomenclatura comunista dell’Albania. La sua famiglia alla fine finì per diventare essa stessa vittima del regime, fu imprigionata ed isolata.

Detto questo, mi pare che prima di tutto Lubonja dimentichi che i veri responsabili della distruzione delle chiese e delle moschee non furono gli albanesi, vittime essi stessi di quel feroce regime comunista. Seguendo la teoria di Lubonja potremmo sostenere che la sua famiglia andò in prigione per sua volontà e non perché vittima della repressione del regime. E potremmo dire che anche i preti e gli imam che furono imprigionati durante la dittatura ed ora sono invece liberi di predicare le loro religioni, non dovrebbero incolpare il regime, ma i cittadini dell’epoca che attualmente sono probabilmente praticanti delle loro religioni.

Oggi, due anni dopo la pubblicazione dell’articolo di Fatos Lubonja e del relativo dibatitto pubblico dimenticato fino alla pubblicazione del romanzo del deputato socialista Ben Blushi, tutto secondo me conferma che "il mito" della tolleranza religiosa degli albanesi è reale, vitale e destinato a durare nel tempo.
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Artur Nura

Giornalista Albanese Free Lance! Corrispondente di Radio Radicale. Capo redattore anche di un giornale on line Gazeta e Vogel.

Sito web: www.arturnura.com Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Commenti A.News (1)

1 commento

  • mimoza

    Bukur si gjithmone shkrimi jot...me pelqen realizmi jot pa implikim politik dhe perkrahje...

    mimoza Giovedì, 06 Gennaio 2011 16:10 Link al commento

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