“C’incontriamo alla piramide”…. per poter dire che abbiamo vissuto

La Piramide dell’ex dittatore albanese

Oggi sentiamo di dover mettere questo articolo in prima pagina in quanto il parlamento albanese ha preso la decisione finale che dovrebbe portare alla distruzione della Piramide. L’articolo è stato pubblicato per la prima volta il 14 novembre 2010

“Ma perché non li ferma nessuno – ci chiedono i nostri lettori – lì abbiamo i nostri ricordi”.
Visitai la piramide quando c’erano ancora le reliquie di Hoxha: la pistola, ed altri armamenti della guerra (non credo che le abbia mai usate), documenti , libri, lettere etc. Lì vidi le prime telecamere di sorveglianza. Era ancora fredda così come dovrebbe essere un sepolcro.

Ma presto si sarebbe scaldata, riempiendosi di giovani pieni di vita che di Hoxha hanno sentito solo il nome. “C’incontriamo stasera alla piramide”, era il saluto degli studenti delle scuole superiori o dei giovani universitari, dopo una lezione. Magari al bar “Mumja”.

Non ci sarà più quel saluto perché “loro” non li può fermare nessuno. “Loro” non conoscono la vita ma solo la guerra..contro i simboli. A prima vista sembrano dei don Chisciotte moderni ma non sono cosi ingenui; hanno un fine ben preciso: il guadagno. Fare, disfare ha tutto un costo. E qualcuno guadagna, alle spalle di chi paga le tasse, a scapito del futuro che non avrà un passato.

Loro fanno quello che vogliono. Raccolgono i voti (magari anche dubbi) e poi si sentono le mani libere. Non si è riuscito a superare quel modo di governare che era tipico del sistema precedente. Loro non ascoltano. Non hanno orecchie. In quello che loro chiamano sviluppo, non c’è posto per ricordi né di storia né di cultura. Non hanno tempo di tutto ciò. Magari dopo, quando avranno costruito/distrutto tutto .

Forse per loro, la presenza uccide l’immaginazione. Perché noi siamo il popolo delle leggende. Cosa ci costa inventarne una: “c’era un dittatore che morì coperto di gloria….costruirono una piramide..”

Loro conoscono solo parole grosse: cemento, palazzoni, soldi, parlamento. Tutti in gara chi ne farà di più. Sembrano dei personaggi inventati da Antonio Albanese:
“Noi nella mia famiglia lavoriamo tutti. Da generazioni. Mio nonno ha fatto il capannone piccolo, mio padre il capannone grande, io il capannone grandissimo. Mio figlio si droga. Ha capito che non riuscirà mai a fare un capannone più grande del mio.”

Nel nostro caso il drogato è il popolo che ha capito che nulla può fare contro le loro decisioni. Persino Hoxha, nella guerra contro la religione, chiuse ma non distrusse tutti i luoghi di culto. Riuscite ad immaginare Tirana senza quella piccola moschea?

***

E’ chiaro a tutti che la piramide ha un forte valore simbolico. In quella costruzione, il sistema morente diede il meglio, così come il fascismo diede il meglio di sé nella costruzione del centro di Tirana, in quegli edifici che saranno i prossimi bersagli. Non è necessario abbatterli, basterebbe costruirci attorno dei palazzoni; così cadranno nell’ombra e moriranno soffocati.

Personalmente penso che i parlamentari non meritino più di quella sede che hanno. Al massimo, se proprio vogliono governare con questi metodi, credo che il luogo più adatto sia la sede del Comitato Centrale.

Forse è arrivato il momento di cercare la gloria altrove: nella guerra contro la povertà affinché dei bambini non muoiano affamati e nel buio come è capitato in questi giorni.

Quindi giù le mani della piramide! Lasciateci dire che abbiamo vissuto e non solo bei tempi. E se volete proprio spendere dei soldi rimetteteci su la stella che aveva. La dittatura che voi cercate di combattere si trova nella vostra anima e non di certo nella piramide e nella sua stella.


Articolo pubblicato il 2010-11-14 e lo stiamo riproponendo in quanto il parlamento albanese ha preso la decisione finale che dovrebbe portare alla distruzione della piramide

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